L'Opinione di Mediolanum

Goodbye Brexit, welcome OpenAi

«Grazie a tutti quelli che hanno votato per mantenere la Gran Bretagna più forte e più sicura. Starà meglio in Europa». Così twittava il premier britannico David Cameron subito dopo i primi exit poll del referendum sulla Brexit del 23 giugno 2016. Alla chiusura dei seggi, infatti, YouGov attribuiva il 52% al Remain e il 48% al Leave (fonte: YouGov/BBC, giugno 2016). Per qualche ora sembrò davvero che l’Europa avesse evitato il salto nel vuoto.

A rileggere oggi le dichiarazioni della vigilia, il clima era quasi apocalittico. Economisti, banche centrali e istituzioni internazionali avevano parlato con toni unanimemente allarmati. Mark Carney, governatore della Bank of England, aveva avvertito che un’uscita dall’Unione Europea avrebbe potuto provocare una recessione (fonte: Bank of England Inflation Report, maggio 2016). Christine Lagarde parlava invece di “seri rischi” per l’economia globale (fonte: FMI, Global Prospects and Policy Challenges, giugno 2016). E pochi giorni prima del voto anche Mario Draghi, allora presidente della BCE, aveva dichiarato che Francoforte era «pronta a tutto» in caso di Brexit (fonte: conferenza stampa BCE del 2 giugno 2016). 

Poi arrivò la notte dello scrutinio. A Newcastle il fronte europeista vinse, ma con molto meno del previsto: 50,7% contro i 49,3% del Leave (fonte: BBC Election Results, giugno 2016). Da quel momento i mercati capirono che qualcosa stava cambiando davvero. Quando il Leave prese il sopravvento, il panico si diffuse in tutto il mondo finanziario.

Il 24 giugno 2016 passò alla storia come uno dei giorni peggiori per le borse europee. Piazza Affari crollò del 12,48%, una perdita persino superiore a quella registrata dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 (fonte: Borsa Italiana). Parigi lasciò sul terreno circa l’8%, Francoforte quasi il 7%, Madrid oltre il 12% (fonti: Reuters Market Data, Bloomberg, 24 giugno 2016). Eppure, Londra, epicentro politico del terremoto Brexit, limitò i danni a poco più del 3%. Un dettaglio che col senno di poi apparve quasi un segnale anticipatore.

com'è cambiata la borsa Italiana dal 2016 a oggi. Andamento dell'indice FTSE MIB (base 100 inizio periodo). Il Grafico rappresenta il solo andamento dei prezzi e non include i dividendi. Fonte: Banca Mediolanum, FTSE Russell, macrobond, da inizio Giugno 2016 al 29 Maggio 2026.

In quelle ore i mercati sembravano improvvisamente riscoprire la politica. Per anni si erano convinti che le banche centrali potessero controllare ogni variabile economica attraverso tassi bassi, liquidità e quantitative easing. La Brexit riportava invece al centro elementi molto più difficili da governare: consenso popolare, referendum, tensioni geopolitiche, fragilità istituzionali. L’Europa arrivava da anni durissimi (crisi finanziaria globale del 2008, collasso della Grecia, tensioni sui debiti sovrani dei cosiddetti Paesi “PIGS”). Per molti osservatori il referendum britannico rischiava di trasformarsi nel primo tassello della disgregazione europea. La sterlina crollava ai minimi da oltre trent’anni contro il dollaro (fonte: Financial Times Market Data) e il titolo del Sole 24 Ore del giorno dopo sintetizzava perfettamente il clima del momento: «Shock Brexit, Europa svegliati» (fonte: archivio Il Sole 24 Ore, 24 giugno 2016).

Eppure, il disastro annunciato non arrivò. Anzi, accadde quasi il contrario. Le borse toccarono i minimi proprio nei giorni successivi al referendum e da lì iniziò un nuovo lungo ciclo rialzista. Anche l’economia britannica, pur tra difficoltà e rallentamenti, non precipitò nella recessione immediata che molti avevano previsto. A riconoscerlo fu lo stesso Andy Haldane, capo economista della Bank of England, che nel gennaio 2017 ammise pubblicamente alla BBC che molte previsioni formulate prima del voto si erano rivelate eccessivamente pessimistiche (fonte: BBC Radio 4, 6 gennaio 2017).

La Brexit è diventata così il simbolo di qualcosa di più grande: la difficoltà crescente degli esperti nel prevedere la complessità del presente. Da allora gli esempi si sono moltiplicati. Nel 2016 le prime pagine della stampa italiana, internazionale e molti operatori di mercato paventavano che una vittoria di Donald Trump avrebbe fatto cadere Wall Street. Durante la pandemia gran parte degli economisti e operatori di mercato parlavano di rischi e recessione economica. Con la guerra tra Russia e Ucraina e la conseguente crisi energetica, il timore di esperti e opinione pubblica era per un ritorno alle restrizioni degli anni Settanta. Più recentemente, anche i dazi e le tensioni commerciali sono stati descritti dai media italiani come l’anticamera inevitabile di una recessione globale.

La realtà, pur tra mille problemi, si è spesso rivelata meno drammatica delle previsioni. Lo raccontano le evidenze dei grafici delle borse e persino i titoli dei giornali finanziari che a giorni alterni segnalavano nuovi record. Dal giugno del 2016 il FTSE MIB, per esempio, è più che triplicato (fonte: dati storici Borsa Italiana 2016-2026).

Una parte del merito appartiene certamente alle banche centrali, che dopo la crisi del 2008 e quella europea del 2011 hanno continuato a sostenere il sistema finanziario con strumenti straordinari. Ma c’è anche un’altra spiegazione, forse ancora più importante: l’innovazione tecnologica. È qui che la storia assume un’ironia quasi perfetta. Mentre nel giugno del 2016 il mondo guardava ossessivamente alla politica, al referendum britannico e ai rischi della Brexit, pochi mesi prima a San Francisco, nel silenzio quasi generale, nasceva OpenAI (fondata nel dicembre 2015). Nessuno allora poteva immaginare che proprio da lì sarebbe partita una delle rivoluzioni tecnologiche più profonde degli ultimi decenni.

Della Brexit oggi resta soprattutto il rumore. L’intelligenza artificiale, invece, sta già cambiando il mondo.

PIGS: è l’acronimo coniato dalla stampa anglosassone che indicava in maniera dispregiativa precisi paesi europei, nell’ordine: Portogallo, Italia, Grecia, Spagna, considerati gli anelli deboli del sistema UE.

AVVERTENZA LEGALE: questo è un foglio di informazione aziendale con finalità promozionali che riflette le analisi, effettuate da Banca Mediolanum, sulla base dell’attuale andamento dei mercati finanziari il cui contenuto non rappresenta una forma di consulenza nè un suggerimento per gli investimenti.

NOTA DI REDAZIONE: gli argomenti, le immagini e i grafici sono frutto di elaborazione interna.

Messaggio pubblicitario con finalità promozionale. Le informazioni riportate non devono essere intese come una raccomandazione, diretta o indiretta, o un invito a compiere una particolare operazione. Per verificare le soluzioni più adatte alle tue esigenze e adeguate al tuo profilo di investitore rivolgiti sempre al tuo Family Banker.

Risparmio, anche energetico

Questa schermata consente al tuo monitor di consumare meno energia quando il computer resta inattivo o quando ti allontani. Per riprendere la navigazione ti basterà cliccare un punto qualsiasi dello schermo.