L'Opinione di Mediolanum

"Who needs gold when we have Greenspan"?

Stiamo attraversando una fase di profonde trasformazioni economiche e finanziarie. Fino a pochi anni fa l’oro era considerato un asset poco interessante, mentre oggi è tornato al centro delle strategie di investimento. Lo stesso vale per il dollaro, a lungo ritenuto il bene rifugio per eccellenza e ora percepito da molti con maggiore cautela. La rivoluzione tecnologica in corso sta modificando gli equilibri economici e in futuro potrebbe offrire soluzioni capaci di ridefinire gli equilibri globali.

Andamento dell'oro da fine 1999 ad oggi (Prezzo in dollari per oncia). Fonte: Banca Mediolanum, Macrobona, Bloomberg, settembre 2026

"A chi serve l'oro quando abbiamo Greenspan" titolava in prima pagina sul New York Times (New York Times, 4 Maggio 1999) nel 1999 nel pieno della grande euforia per Internet, quella che pochi mesi dopo sarà chiamata la grande bolla "dotcom". In quel momento l'investimento più gettonato erano le azioni tecnologiche, media e delle telecomunicazioni, l'indice Nasdaq era il faro di tutte le borse del mondo e il barometro dell'umore degli investitori, invece l'Oro non brillava, sembrava quasi un pezzo di ferro arrugginito che nessuno voleva. Come dar loro torto? Dopo l'ebrezza dei primi anni '80 in cui l'oro aveva raggiunto la vetta degli 800$, il prezzo era sceso fino a 300$ e per molti anni si era limitato a oscillare intorno a quella soglia, tanto che sempre nel 1999 Gordon Brown (in quel momento cancelliere dello scacchiere del governo Blair) annunciava la vendita di una grossa quantità delle riserve auree del Regno Unito (BBC, 7 Maggio 2019). Una decisione per molti scioccante ma che lasciava intendere quanto vendere il principe dei "beni rifugio" significasse vivere in un mondo privo di rischi. E in effetti alla fine del millennio la sensazione era quella, ma dopo soli due anni cambiò tutto. Nel settembre del 2001- esattamente 25 anni fa - a New York succede l’impensabile. L'attentato terroristico alle torri gemelle mise in allarme non solo tutta l’America ma tutto il mondo. Con tutta l'economia in crisi sui mercati torna il rischio e con esso ritornano di moda i "beni rifugio". L'oro si risveglia dal lungo letargo e comincia la sua maratona al rialzo. Nel settembre del 2001 il presidente della Fed Alan Greenspan, soprannominato "il Maestro", per superare lo stato di panico generale, e in particolare sui mercati, è costretto a una mossa all'altezza del suo nome, per questo deciderà con tagli straordinari di portare in poco tempo i tassi d'interesse all'1%, un minimo fino a quel momento considerato storico (Federal Reserve Bank of San Francisco frbsf.org, 1° Gennaio 2002). È stata proprio la mossa di Greenspan a risvegliare l'oro spiazzando tutti gli investitori e anche Gordon Brown?

Ironia della sorte, a distanza di 25 anni dal tragico attentato alle Torri e a 27 dal celebre titolo del NYT, gli investitori si trovano un mondo capovolto, orfani di Alan Greenspan (deceduto quest'anno) con l'oro su livelli altissimi, e soprattutto in mercati che sfornano rischi e problemi a getto continuo. Oggi, infatti, con lo sviluppo dell'intelligenza artificiale i cui principali promotori sono gli Stati Uniti le grandi aziende private americane, il tema del debito statunitense torna in primo piano.  Come contenerlo e come finanziarlo? Fino a oggi ci hanno pensato gli investitori privati e le banche centrali (in particolare quella giapponese) che, considerando gli USA un asset sicuro, hanno ritenuto tutto ciò che fosse in dollari un ottimo posto dove riporre la liquidità (Reuters, 2 settembre 2026, "How Japan’s Bond Rout Is Turning the Tide of Global Capital" ripubblicato da The Japan News). Oggi tra le antiche istituzioni - per molti motivi - questa certezza si sta appannando, ma per una fiducia che tramonta ce n'è un'altra che invece sta sorgendo, ed è il nuovo mondo digitale che sta creando una realtà che potrebbe diventare il sostegno sia per gli USA che per lo sviluppo dell’AI (World Economic Forum, “AI and stablecoins: a pairing for a more intelligent era of digital business”, 16 Gennaio 2025). L’evoluzione dell’economia digitale potrebbe produrre nuovi modelli di finanziamento e di investimento, ma i benefici economici non sono garantiti e dipendono dall’andamento dei mercati, dalla solidità degli emittenti, dalla struttura delle riserve e dal quadro regolamentare applicabile.

Gli emittenti di alcune stablecoin (la più nota è Tether) detengono attività denominate in dollari, inclusi titoli del Tesoro statunitense, e possono quindi rappresentare una componente della domanda privata di tali strumenti. Il nuovo quadro statunitense mira a disciplinare alcuni profili degli stablecoin; secondo dichiarazioni attribuite al Segretario al Tesoro, una maggiore diffusione di tali strumenti potrebbe accrescere la domanda di titoli pubblici statunitensi. L’effetto sui costi di finanziamento e sul debito nazionale resta tuttavia una valutazione prospettica, non un risultato garantito (Comunicato del Dipartimento del Tesoro USA del 18 Luglio 2025).


Stablecoin: è un termine di mercato utilizzato per indicare cripto-attività progettate per mantenere un valore relativamente stabile rispetto a una valuta ufficiale, ad altre attività o a un paniere di riferimento. La più conosciuta è Tether, stablecoin che basa i suoi investimenti principalmente sull’area dollaro americano.


AVVERTENZA SUI RISCHI — Le stablecoin possono comportare rischi di perdita di valore o di scostamento dal valore di riferimento, rischio di emittente e controparte, rischio di liquidità e di rimborso, nonché rischi tecnologici, operativi, informatici e regolamentari. La stabilità perseguita dal token non equivale a una garanzia del valore. Una stablecoin non costituisce automaticamente un deposito bancario e le tutele applicabili dipendono dalla specifica cripto-attività, dall’emittente e dal servizio prestato.

AVVERTENZA LEGALE: questo è un foglio di informazione aziendale con finalità promozionali che riflette le analisi, effettuate da Banca Mediolanum, sulla base dell’attuale andamento dei mercati finanziari il cui contenuto non rappresenta una forma di consulenza nè un suggerimento per gli investimenti.

NOTA DI REDAZIONE: gli argomenti, le immagini e i grafici sono frutto di elaborazione interna.

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