L'Opinione di Mediolanum

Storie di rinascita economica

Quando nel 2011 la crisi del debito sovrano travolse l’Europa colpendo anche l’Italia, ci trovammo nel punto più vulnerabile: la sostenibilità del debito pubblico. Erano tempi cupi con una speculazione che attaccava l’euro, l’Europa e soprattutto il nostro Paese. Il simbolo di quella stagione era un numero: il rendimento del Btp decennale italiano, arrivato a sfiorare il 7%, contro meno del 2% del Bund tedesco. Una distanza che avrebbe raggiunto quasi i 600 punti base (Il Sole 24 Ore, 10/11/2011) e che avrebbe fatto entrare prepotentemente nel vocabolario degli italiani una parola fino ad allora quasi sconosciuta: spread.

L’estate del 2011 era stata rovente, ma non per il clima. La temperatura era altissima sui mercati, in politica e sui titoli di Stato. Una cascata di cattive notizie alimentava la tensione. Tra le prime, la conferma della drastica riduzione dei Btp nel portafoglio di Deutsche Bank (Milano Finanza, 2/8/2011), notizia che contribuì ad alimentare il panico. Poi arrivò una seconda, pesantissima pressione politica: la lettera riservata della Bce firmata da Jean-Claude Trichet e Mario Draghi, rispettivamente presidente uscente e presidente designato, con la quale venivano sollecitate al governo italiano riforme urgenti per contrastare la speculazione (Il Sole 24 Ore, 29/09/2011).

LO SPREAD TRA BTP ITALIANI E BUND TEDESCHI La differenza tra il rendimento dei titoli di Stato italiani e tedeschi dal 201I ad oggi. Fonte: Banca Mediolanum, Macrobond, Bloomberg, settembre 2026


La pressione era enorme. Il governo fu costretto a lavorare a ritmi straordinari e, a cavallo di Ferragosto, arrivò una manovra finanziaria approvata all’unanimità. Silvio Berlusconi la presentò con parole rimaste nella memoria: «Il mio cuore gronda sangue. Il vanto del mio governo era che non avrei messo le mani nelle tasche degli italiani, ma siamo di fronte a una crisi planetaria, andiamo nella direzione chiesta dalla Bce» (Conferenza stampa successiva al Consiglio dei ministri del 12 agosto 2011, che approvò all'unanimità la manovra economica straordinaria da 45,5 miliardi di euro richiesta nel pieno della crisi del debito sovrano). I numeri dei mercati erano impietosi e, secondo molti economisti, l’Italia era sull’orlo dell’abisso. Eppure, da quell’abisso siamo riusciti a risalire. Sono passati quindici anni, durante i quali non sono mancate crisi, sacrifici e imprevisti — il Covid è soltanto l’esempio più evidente — ma l’Italia non ha dichiarato default. Al contrario, diversi indicatori economici e di finanza pubblica hanno registrato un progressivo miglioramento. Un Paese che allora arrancava nelle retrovie delle economie occidentali oggi mostra una dinamica diversa e, su alcuni indicatori, ha raggiunto o superato economie che sembravano irraggiungibili. Poi, nel gennaio 2023 arrivò una nuova doccia fredda. Il Financial Times aprì con un titolo eloquente: “ECB interest rates rises expose Italy as Eurozone's weakest link”. Il tema era ancora una volta il debito, e in particolare quello italiano. L’articolo prendeva spunto da un sondaggio tra economisti sulle prospettive delle economie e delle finanze dei Paesi europei in una fase di forte rialzo dei tassi. Nove economisti su dieci indicavano l’Italia come il Paese maggiormente esposto al rischio di un sell-off sui titoli di Stato (FT, 3/1/2023). Questa volta, però, la preoccupazione non riguardava tanto i fondamentali economici, che mostravano segnali di miglioramento, quanto l’incertezza politica. L’Italia era appena uscita dalle elezioni che avevano segnato la fine del governo di Mario Draghi, considerato particolarmente autorevole dai mercati, e l’arrivo di Giorgia Meloni, allora ancora priva di esperienza di governo nazionale. Quattro anni dopo, il quadro appare profondamente diverso. Sul piano economico, l’Italia ha superato un altro esame. A certificarlo sono anche le agenzie di rating. Negli ultimi anni, le loro valutazioni hanno registrato una progressiva revisione positiva della posizione italiana. Il passaggio più significativo si è verificato tra novembre 2024 e novembre 2025, quando il rating dell’Italia è stato innalzato di un gradino da tutte e quattro le principali società di rating (https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/aziende/2025/11/21/moodys-promuove-litalia-dopo-23-anni-alza-il-rating-a-baa2_c27ecea5-451e-46ef-8573-81b4e5bab403.html).

A fotografare questa trasformazione è stato l’economista Marco Fortis con uno studio dal titolo significativo: “I cinque grandi sorpassi dell’Italia” (Eccellenze d’impresa, 28/11/2025). I 5 indicatori sono la crescita economica: dopo l’uscita dalla crisi, il Pil pro-capite è tornato a crescere in maniera significativa; l’export: il Made in Italy ha raggiunto livelli tali da vendere nel mondo più del Giappone; il lavoro: la discesa del tasso di disoccupazione segnala i progressi compiuti dal mercato del lavoro; lo spread: L’Italia ha superato la Francia. il rendimento dei nostri titoli di Stato è sceso al di sotto di quello dei corrispondenti titoli francesi, segnalando una diversa percezione del rischio da parte dei mercati; il debito: non è un dato attuale, ma una proiezione. Secondo le stime dell’FMI, nel 2031 il rapporto tra debito pubblico e Pil degli Stati Uniti potrebbe superare quello italiano. Un sorpasso puramente previsionale, comunque indicativo di un possibile cambiamento di paradigma. Dunque, se nel 2011 la domanda era “l’Italia riuscirà a salvarsi?”, oggi è “che cosa sapremo fare con l’opportunità che abbiamo davanti?”


SPREAD: è la differenza o il divario tra due valori finanziari che possono essere due tassi di interesse due operazioni di borsa o due rendimenti di Bond. È diventato un termine di uso comune nell’episodio del 2011 quando si è voluto erroneamente identifica il termine spread con la differenza tra il prezzo del Bund e quello del BTP (www.treccani.it/enciclopedia/spread_%28Dizionario-di-Economia-e-Finanza%29/ - https://economiapertutti.bancaditalia.it/notizie-e-rubriche/in-parole-semplici/spread/index.html?com.dotmarketing.htmlpage.language=1).

AVVERTENZA LEGALE: questo è un foglio di informazione aziendale con finalità promozionali che riflette le analisi, effettuate da Banca Mediolanum, sulla base dell’attuale andamento dei mercati finanziari il cui contenuto non rappresenta una forma di consulenza nè un suggerimento per gli investimenti.

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