L'Opinione di Mediolanum

La lunga corsa dei "Ruggenti 20"

L’anno appena iniziato per la maggior parte degli economisti e delle banche d'affari sarà una prosecuzione di quanto già registrato negli ultimi anni, un percorso dunque di positività e crescita.

Capostipite di questo nutrito gruppo degli ottimisti è l’economista americano presidente di Yardeni Research, Ed Yardeni che vide l’inizio di questa fase già nel 2020 quando lanciò sul mercato la sua teoria dei "Ruggenti 20". Sebbene l'inizio di quel periodo storico non sia stato dei migliori con la Pandemia e l'avvio del conflitto tra Russia e Ucraina, i mercati invece, dai minimi del 2020 hanno visto più che raddoppiare tutti gli indici. Il Nasdaq addirittura triplicare. Il 2026 per Ed Yardeni è "un altro anno da vivere audacemente", uno slogan che in termini di investimento significa che per i mercati azionari sarà un altro anno di rialzi con una proiezione per lo S&P500 a 7.700 entro la fine dell'anno. Certo sono contemplati anche gli eventuali cigni neri come una possibile recessione Usa o una paura di recessione e un tracollo delle borse, ma entrambe hanno probabilità del 20%, il 60% rimane sullo scenario di base costruito all'alba di questo decennio che prevede una crescita costante di medio lungo termine.

In cosa consiste questa teoria dei "Ruggenti 20"? Yardeni la ideò basandosi sul precedente del 1920 quando in America ci fu un'ondata di innovazione che procurò a Wall Street un decennio di crescita fino a uno stato di travolgente euforia. "Sembra che viviamo sempre in tempi senza precedenti, soprattutto perché non passiamo abbastanza tempo a studiare la storia" così Yardeni apre il testo in cui descrive la sua teoria ed elenca gli elementi comuni tra le due ere, in particolare sull'inizio negativo che poi dà la stura a un decennio di innovazione. Il 1920 fu preceduto da una Guerra Mondiale e dall’epidemia di influenza spagnola. Ma è l'innovazione a catturare l'attenzione dell'investitore. La Model T di Henry Ford costruita tra il 1908 e il 1927, fu la prima auto inventata e aiutò le persone a rendere il trasporto più facile e comodo. Nel 1900 le automobili immatricolate in Usa erano 8.000, nel 1920 già 9 milioni e nel 1929 addirittura 23 milioni. Una crescita trainata da rivoluzioni industriali e innovazione tecnologica, per auto, radio e elettricità: i principali booster di quell'epoca.

Andamento prezzo dell'indice Dow Jones (1920-1929). Fonte: Rielaborazione Banca Mediolanum su dati Bloomberg.

Quei motori oggi sono: biotecnologie, robotica e automazione, intelligenza artificiale, nanotecnologie, produzione 3-D, veicoli elettrici, archiviazioni di batterie, blockchain e il quantum computing. Questi sono tutti elementi elencati a inizio decennio, ma nel 2026 sono ancora in fase di sviluppo e le cui potenzialità sono in buona parte ancora sconosciute.

Gli unici meno ottimisti sono quelli tradizionalmente prudenti di Bank of America che prevedono borse USA tra il flat e il negativo e Doug Kass (veterano di Wall Street) che prevede una discesa causata dal rischio geopolitico, dagli eccessi di valutazione di AI e dagli eccessi di debito mondiali, fino a ipotizzare un intervento straordinario dell'amministrazione Trump per bloccare le vendite allo scoperto. Nella galleria di previsioni ce ne sono anche di molto bizzarre come le “previsioni oltraggiose” di Saxo Bank, divenute un must per addetti ai lavori e mass media, scenari estremi e provocatori ispirati alla teoria dei “cigni neri” che esplorano eventi improbabili ma ad alto impatto per stimolare il pensiero strategico sui rischi/opportunità nei mercati finanziari. Per il 2026 tra i più curiosi vi sono quella su Taylor Swift il cui matrimonio potrebbe diventare un potenziale traino per il PIL USA, quella sul salto di qualità del computer quantico che potrebbe mettere a rischio l'esistenza del Bitcoin, quella sugli effetti euforici che la quotazione di SpaceX potrebbe provocare sui mercati, e quella per cui l'introduzione di uno Yuan d'oro da parte di Pechino potrebbe mettere a rischio il ruolo di dominio del dollaro nel commercio internazionale. In effetti anche per quest’anno le incognite non mancano, in calendario ci sono le elezioni di Midterm in Usa, l’evoluzione dei dazi, la politica monetaria che adotterà la Bank of Japan, la nomina del nuovo Presidente della Fed e i numerosi rischi geopolitici. L'auspicio principale in questo scenario sarebbe un riequilibrio globale: uno S&P493, dove i 493 grandi titoli che sono rimasti al palo agevolando la crescita delle Magnifiche 7, ora ribaltino la situazione portando una buona notizia per la salute del mercato e confermando il 2026 come una tappa nel lungo percorso dei "ruggenti anni 20". Come nel secolo scorso. “La storia non si ripete - scomodando Mark Twain - ma spesso fa rima".


Midterm: In Usa sono le elezioni di metà mandato, anche se non coinvolgono direttamente il presidente in carica sono comunque un test di valutazione sul suo operato. Queste elezioni sono importanti perché ridisegnano l’equilibrio di potere al Congresso e influenzano direttamente la capacità del presidente in carica di attuare la sua agenda politica per i successivi due anni.

AVVERTENZA LEGALE: questo è un foglio di informazione aziendale con finalità promozionali che riflette le analisi, effettuate da Banca Mediolanum, sulla base dell’attuale andamento dei mercati finanziari il cui contenuto non rappresenta una forma di consulenza nè un suggerimento per gli investimenti.

NOTA DI REDAZIONE: gli argomenti, le immagini e i grafici sono frutto di elaborazione interna.

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