L'Opinione di Mediolanum

Si semina oggi per raccogliere domani

Il 13 luglio del 2024 non fu un giorno qualunque ma uno di quelli che cambieranno politica, società e mercati finanziari: nacque il "Trump Trade". Se in Italia era piena notte di un tranquillo weekend, a Butler, un paese in Pennsylvania sconosciuto ai più, era il pomeriggio di un attesissimo comizio elettorale di The Donald, il favorito, nonostante fosse, rispetto al 2016, più inferocito, più duro contro l'immigrazione, più critico contro Powell, più bellicoso contro la Cina. Improvvisamente il comizio si interruppe, le parole di fuoco spente dal fuoco di un fucile, Trump a terra coperto dalla security: un attentato! Mentre l'Europa dormiva nell'inconsapevolezza.

Andamento indice Nasdaq da luglio 2024 ad oggi. Fonte: Banca Mediolanum, Nasdaq, Macrobond, gennaio 2026

Sebbene i mercati fossero chiusi, l'apprensione per l'apertura di lunedì fu altissima si temeva che quelle tensioni scatenassero un'ondata di vendite sulle borse. Poi, lunedì 15 non successe niente di tutto questo, le borse aprirono e tra lo stupore generale ebbero un robusto segno più. Trump non era ancora stato eletto presidente che gli investitori avevano già votato, e attraverso lo slogan "Trump Trade" lo avevano scelto come guida per l'economia e i mercati finanziari convinti che il suo programma fosse giusto per la crescita e lo sviluppo della grande rivoluzione tecnologica.

Sono passati 18 mesi da quell'attentato ed è passato un anno dal giuramento. Un anno che sembrano dieci, per quanto ha prodotto Trump e per quante cose sono accadute sui mercati: i dazi nel giorno soprannominato "Liberation Day", l'amicizia poi inimicizia e di nuovo amicizia con Musk, le minacce poi divenute accordi con l'Europa, l'incontro storico con Putin, le ripetute offese e accuse a Powell, l'attacco a sorpresa all'Iran e infine la sorprendente iniziativa sulla conquista della Groenlandia. E sono solo alcune delle più clamorose esternazioni in un solo anno di presidenza, e poi ci sono l'economia reale e i mercati finanziari che questa apparente follia hanno imparato a gestirla perimetrandone le fasi di panico.

Il sorprendente annuncio sulla Groenlandia, con il suo carico di incertezza, è piovuto alla vigilia del tradizionale appuntamento di Davos, e proprio nella prestigiosa città svizzera è arrivato il consueto chiarimento o passo indietro. Sempre lì si è parlato anche di nuove idee, nuove frontiere e di business futuri.  Tra grandi proclami, discorsi fiume e cene indigeste il tema dominante è stato soprattutto quello del rischio, ma gli aspetti più interessanti sono stati probabilmente quelli legati alla nuova rivoluzione tecnologica e a come influenzerà il ciclo mondiale dell'economia. Una tesi stimolante la dobbiamo a Marco Alverà (Ceo e founder di TES), che intervistato da CLASS CNBC ha elencato una serie di cifre sull'AI, in particolare sull'impatto che avrà sull'economia. Alverà evidenzia il divario tra chi stima che da qui al 2028 gli investimenti saranno di 5 trilioni e chi invece di mezzo trilione, se hanno ragione i primi l'economia andrà bene e la geopolitica sarà di contorno, se avranno ragione i secondi la bolla su AI si sgonfierà velocemente. In sintesi: maggiori saranno le spese maggiore sarà la crescita e l'espansione dell'economia, questo nel lungo termine, nel breve i maggiori costi portano maggiori sacrifici che in termini borsistici si possono tradurre in correzioni. Lo abbiamo visto recentemente dopo la pubblicazione della trimestrale di Microsoft con numeri da record: 81,3 miliardi di fatturato in crescita del 17%, utile netto a 38,5 miliardi +60% su base annua e un utile per azione pari a $5,16. Numeri che Satya Nadella (Ceo Microsoft) ha commentato dicendo "siamo solo all'inizio della diffusione dell'intelligenza artificiale" ma che al mercato questa volta non è bastato: il titolo ha reagito con un ribasso, perché probabilmente ha voluto vedere il lato oneroso di questo sviluppo e cioè quei 37,5 miliardi di dollari (+60%) di maggiori spese in conto capitale per aumentare i propri datacenter e avere capacità computazionali sufficienti a sostenere la domanda di servizi cloud. 

Le uscite impreviste di Trump e i costi della tecnologia non sembrano essere gli unici ostacoli sul percorso della crescita. Si teme che il fenomeno del Carry Trade possa riproporsi anche oggi: i tassi in Giappone sono in lenta ma costante risalita, la politica fiscale del nuovo premier Takaichi che ora propone anche una sospensione biennale dell'imposta sulle vendite di alimenti e bevande (costo circa 5 trilioni di Yen, 31,6 miliardi di dollari - fonte Min. delle finanze giapponese), rischia di portare nuove tensioni sul debito, perché se da un lato è uno stimolo alla crescita dall'altro rischia di diventare uno stimolo inflattivo mettendo in tensione i bond. Ma si semina oggi per raccogliere domani. La lunga strada della crescita economica mondiale sostenuta dalla rivoluzione tecnologica è fatta anche di brevi ostacoli da superare.


Carry Trade: meccanicamente è una strategia finanziaria che consiste nel prendere in prestito denaro in una valuta a tassi bassi per investirlo in un asset che dia rendimenti più alti. Tra questi il più conosciuto e praticato è il carry trade sullo Yen, cioè l’indebitamente in valuta giapponese che ha un interesse molto basso per reinvestire in asset con un rendimento più alto tipo la tecnologia americana.

AVVERTENZA LEGALE: questo è un foglio di informazione aziendale con finalità promozionali che riflette le analisi, effettuate da Banca Mediolanum, sulla base dell’attuale andamento dei mercati finanziari il cui contenuto non rappresenta una forma di consulenza nè un suggerimento per gli investimenti.

NOTA DI REDAZIONE: gli argomenti, le immagini e i grafici sono frutto di elaborazione interna.

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