Basiglio, 8 ottobre 2020

L'opinione di Mediolanum

Investire sugli italiani

Chissà come definirebbe l’Italia di oggi Dante. Nell’anno della celebrazione della settecentesima ricorrenza della sua morte, la considererebbe ancora come una “nave senza nocchiere in gran tempesta”? Certo, l’Italia ai tempi di Dante non esisteva se non come espressione geografica, ma rappresentava un sogno esistenziale e politico. Era un’Italia costituita dai comuni, cosa che indignava e irritava il Poeta che non ne risparmiava nessuno: a Pistoia erano tutti biscazzieri e quindi corrotti, a Bologna tutti ruffiani, per Pisa poi auspicava che la Capraia e la Gorgona si muovessero a fare argine all’Arno affinché le sue acque ne annegassero ogni abitante.

Per cogliere le ragioni del tono acceso delle sue esternazioni critiche è necessario ricordare il contesto storico in cui Dante viveva: in pieno Medioevo, una fase storica complicata e di difficile comprensione. Infatti, su questo periodo le opinioni si dividono in fronti opposti tra quanti considerano quegli anni i più bui che l’essere umano abbia mai attraversato, e chi invece li vede come il terreno fertile nel quale si sono realizzate grandi scoperte che tutt’ora influenzano positivamente il nostro presente. La vita di Dante non è stata facile, furono molte le insoddisfazioni e le lotte che dovette sostenere nel contesto familiare e nella vita sociale. I suoi anni furono gli anni della lebbra la cui terribile epidemia fece molte vittime spazzando via una generazione. Ma furono anche gli anni precedenti il Rinascimento, il periodo in cui l’Italia mostrerà al mondo la sua capacità di riprendersi.

Alternanze di fasi storiche e di cicli che, in maniera meno grave fortunatamente, ricordano quanto stiamo vivendo noi oggi e dimostrano come dopo una crisi segua sempre la fase espansiva. Alcuni ritengono Dante un pessimista o un antitaliano, sbagliando e di grosso, dimenticando che quell’espressione che come un marchio di qualità assoluta oggi ci identifica in tutto il mondo, “il Bel paese”, fu proprio Dante a coniarla. È la bellezza ciò che allora come oggi ci contraddistingue. Siamo la culla più feconda, e a differenza di altre nazioni nate da guerre o da matrimoni tra reali o da trattati diplomatici, noi nasciamo dalla mente e dalla fantasia di Dante che ci vide uniti da una lingua comune, e da un sistema di bellezza, di arte, di cultura e di poesia che sono la nostra materia prima fin dalle origini, e che noi, tutt’oggi dobbiamo pensare a conservare e al tempo stesso a far conoscere al mondo. E’ la nostra ricchezza!

Se guardiamo alla sua opera più famosa, la “Divina Commedia”, ricorderemo che è suddivisa in tre cantiche: l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. Dimenticando per un attimo la grandezza e la magnificenza delle terzine che le compongono, possiamo vederle come tre fasi perfettamente rappresentative, anche se metaforicamente parlando, di ciò che l’Italia, l’economia e la società, hanno vissuto in questi ultimi anni.

A ben guardare, “nel mezzo del cammin di nostra vita”, in “una selva oscura ché la diritta via era smarrita” ci siamo ritrovati tutti noi, gli italiani: abbiamo vissuto l’Inferno con la grande crisi finanziaria del 2008, crisi che ha coinvolto tutto il mondo, banche ed economia e che ha trascinato anche l’Italia in una lunga recessione. Poi abbiamo attraversato il Purgatorio lastricato dall’attacco al nostro debito pubblico, dallo “spread” che abbiamo imparato a conoscere come la nostra spada di Damocle, artefice dei nostri destini, dalle banche in sofferenza a causa degli NPL, insomma una crisi che si autoalimentava anche a causa delle continue incertezze e della persistente sfiducia nell’Euro. Anche l’operato di Mario Draghi in questo difficile viaggio ha il proprio ruolo di riferimento, quello della guida sicura e saggia. Il Presidente della Bce può essere considerato un Virgilio dei nostri tempi, che con noi ha usato sapientemente bastone e carota, con parole severe dosate a cui faceva seguire generosità e aiuto nei momenti di maggiore difficoltà.

Dopo anni di impedimenti e sacrifici ai quali si è anche aggiunta la tragedia dell’epidemia Covid-19, nel momento più buio, alla fine si appalesa davanti a noi la luce che ci fa intravedere le porte del Paradiso: questa luce ha un nome e si chiama Recovery Fund, o più precisamente NEXT GENERATION UE, l’occasione per il futuro dell’Italia e dei nostri figli.

Se per anni il problema per il nostro Paese sono stati i soldi e come trovarli, oggi il nostro problema si è trasformato in come spenderli. Una bella trasformazione!

Duecento e più miliardi di euro, tutti per noi, da spendere nel migliore dei modi, è un’occasione storica da non fallire. Le idee su come impiegare tutto questo denaro non mancano, basta guardarsi intorno, basta ascoltare un notiziario. Il maltempo di questi giorni per esempio ci ha ricordato quanto il Bel paese sia meraviglioso e quanto la sua bellezza sia fragile e dunque da proteggere. Dall’altro abbiamo la prova che i denari spesi per costruire opere che hanno lo scopo di proteggerci, funzionano. A Venezia l’hanno visto con i propri occhi che il Mose frena l’acqua alta, il problema è che per costruirlo ci sono voluti 40 anni, troppi.

I settori su cui puntare sono moltissimi, l’Italia è ricca di opportunità, come è ricca di falle da riparare. L’aerospaziale, la moda, la manifattura, l’arredamento, il cibo e il turismo, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Oggi a tutto questo si aggiungono le infrastrutture. L’occasione del 5G è imperdibile, ma prima di tutto questo bisogna creare una base solida, bisogna parlare seriamente della ricerca e dell’istruzione. Il piano si chiama “Next Generation UE”, è il futuro dei nostri figli quello che stiamo costruendo, e nella “diritta via smarrita”, dobbiamo ora scegliere la strada giusta per il nostro avvenire.

Dobbiamo decidere se diventare un Paese a basso costo e ad alta produttività, o se investire su alte tecnologie, una strada più lunga ma che ci permetterebbe di diventare un Paese all’avanguardia. Dalla scelta dell’una o dell’altra opzione arrivano risultati molto differenti, perché un Paese molto produttivo porta immediatamente molto lavoro, ma tiene i salari bassi, mentre un Paese tecnologicamente avanzato, fa un investimento di lungo termine che una volta sbocciato, alza il tenore di vita di tutti. Guardiamo alla differenza tra il Vietnam e i paesi come Singapore e Corea del Sud, tutti e tre hanno avuto un passato di profonda povertà, tutti e tre sono diventati paesi a forte crescita economica, ma con sistemi diversi e con altrettanti benefici. Il Vietnam è un paese ad alta produttività, ma rimane pur sempre un paese emergente, con costo della produzione bassa e salari bassi, mentre la Corea del Sud e Singapore (anche se oggi è difficile a credersi) sono passati dalla povertà, all’alta tecnologia e ad essere tra i paesi con il più alto Pil pro capite.

È la politica che deve riflettere bene poiché ha ora l’occasione per trasformare l’Italia dal Bel paese, al Bel paese ricco. Questi sono i momenti in cui si devono scegliere i progetti, una strategia industriale lungimirante che deve rimanere immutata per almeno dieci anni. I cugini europei sono già al lavoro. I francesi da eccellenti burocrati quali sono hanno messo in piedi una squadra di tecnici di lignaggio che dovrà costruire il futuro della nazione, i portoghesi seri e rispettosi, hanno mandato a Bruxelles una task force per non inviare progetti sgraditi, i tedeschi, sempre preparati, in pochi giorni hanno stilato un rapporto che contiene la strategia industriale del prossimo decennio.

Dunque, seppure ci troviamo in un periodo molto difficile e complicato nel quale di momenti molto bui ce ne sono stati eccome, paradossalmente camminiamo su un terreno mai stato così fertile per la coltivazione dei nostri progetti e la crescita rigogliosa delle future opportunità. Come abbiamo sempre ripetuto in questi mesi, le istituzioni finanziarie hanno fatto il possibile per contenere le crisi e gli imprevisti, il debito oggi non è più un impellente problema, ci pensa la Bce a custodirlo, i tassi d’interesse sono bassissimi, non abbiamo più sprechi di risorse per pagare gli eccessi del passato, tanto che addirittura sta cambiando la mentalità anche dei Paesi più rigorosi. Oggi il debito è diviso in buono e cattivo, come il colesterolo, dove quello cattivo è quello degli sprechi e fa male al cuore, dunque all’economia, mentre quello buono, i soldi spesi per gli investimenti, è il colesterolo che fa bene al sistema, rimette in moto l’economia.

Le istituzioni finanziarie hanno fatto un gran lavoro, hanno protetto il terreno, la finanza, attraverso la creazione di prodotti utili, preparando il terreno per la coltivazione. La reintroduzione dei Pir nell’idea originale, è solo un esempio su come il risparmiatore potrà cogliere questa grande occasione per il nostro Paese. Guadagnare sulla nostra crescita e sul nostro sviluppo.

Come ha detto il filosofo Luciano Floridi: dopo aver fatto l’Italia è il momento di investire sugli italiani. Anche Dante sarebbe d’accordo.


NOTA DI REDAZIONE : gli argomenti, le immagini e i grafici sono frutto di elaborazione interna. Messaggio pubblicitario con finalità promozionale. Le informazioni riportate non devono essere intese come una raccomandazione, diretta o indiretta, o un invito a compiere una particolare operazione. Per verificare le soluzioni più adatte alle tue esigenze e adeguate al tuo profilo di investitore rivolgiti sempre al tuo Family Banker.
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