Basiglio, 8 marzo 2018

L'opinione di Mediolanum

Il caso "Buran" e i suoi insegnamenti

“Dio ha creato gli economisti per far fare bella figura ai meteorologi” dice una battuta tesa a sottolineare quanto sia arduo essere attendibili in fatto di previsioni. Una battuta oltretutto attualissima visto che la cronaca di questi giorni ha reso una semplice perturbazione fredda proveniente dalla Siberia, una vera “celeb”. Grazie alle tecnologie e ai (fin troppo) tempestivi mezzi di comunicazione, l’arrivo di Buran è stato annunciato con parecchi giorni di anticipo, cosa che da un lato ha permesso alle persone e alle attività produttive di prepararsi per il meglio, dall’altro forse ha avuto come effetto collaterale quello di creare ansia e addirittura panico nelle aspettative.

In realtà il “caso” del fronte siberiano Buran ha in un certo senso una ricaduta “educativa”. Ci ricorda che d’inverno non fa caldo, o meglio, che d’inverno fa freddo, o almeno dovrebbe. Che temperature intorno alla zero, nel Nord Italia, non sono un evento allarmistico, sono e dovrebbero essere la normalità stagionale. Che un allarme, anche se prepara e attiva la popolazione a organizzarsi per il meglio ma crea agitazione, è un allarme controproducente.

Quel che accade per le previsioni del tempo, diventate un evento mediatico, un evento televisivo enfatico, sembra accadere anche in campo economico e finanziario, dove i media, in ogni situazione, tendono a ingigantire e teatralizzare qualsiasi elemento portando sulla stessa ribalta non solo i fatti ma finanche le minime dichiarazioni o i tweet di un capo politico o di una banca centrale o di un attore comprimario. Il macro e il micro sullo stesso piano.

Prendiamo ad esempio un altro, e molto più doloroso, fronte di cronaca: la crisi siriana che unitamente a quella libica e al movimento della “Primavera araba” sono state raccontate come responsabili della crisi che colpì l’Europa e l’Euro nel 2010/2011.

Crisi geopolitiche che per qualche motivo avrebbero dovuto modificare le sorti dell’economia mondiale, mettendo in ginocchio grandi aziende come Amazon, Facebook o FCA. Invece oggi riscontriamo che la crisi siriana è sempre irrisolta, purtroppo sotto i nostri occhi passano immagini di enorme ferocia e crudeltà, ma per nulla ha influenzato l’andamento degli indici, che a Wall Street, per esempio, valgono oggi più del doppio.

“Arriva la bufera”, che fare? In campo meteorologico visto che l’Italia è un territorio a morfologia prevalentemente montuosa e collinare, noi italiani dovremmo sapere bene come ci si comporta in questi casi, prima di tutto il buon senso chiede di coprirsi, rimanere protetti e, se ci si deve muovere in auto, esistono le attrezzature per affrontare le difficoltà, dalle catene, alle gomme per la neve, fino all’antigelo.

E se la bufera arriva sui mercati, cosa si deve fare?

Allarmi del genere negli ultimi anni ce ne sono stati infiniti. Le primavere arabe prima citate, il terrorismo, la Brexit, le elezioni politiche in tutti i principali paesi, i referendum, la Corea del Nord, la crisi cinese, la Grecia fuori dall’Euro, la banca portoghese, le banche italiane in crisi come le spagnole, la Turchia e il finto golpe. Questi sono solo alcuni tra i principali e riferiti solo agli ultimi 10 anni, ai quali dovremmo aggiungere quelli provenienti dagli Stati Uniti: l’elezione di Trump, il “fiscal cliff”, il “tapering” ecc., a conti fatti ha fatto più danni Buran che tutte queste tempeste vere o presunte hanno fatto ai mercati finanziari.

Dunque quando si parla di volatilità erroneamente la si racconta come rischio, come il male assoluto, invece altro non è che una perturbazione.

La volatilità, come il freddo e la neve, sono arrivati sui mercati nel mese di Febbraio e ci hanno riportato alla realtà, ci hanno “educato” dicendoci che d’Inverno fa freddo, e anche che i mercati non possono salire all’infinito senza subire oscillazioni e correzioni che sono prima di tutto fisiologiche, allungano la vita di un ciclo perché lo puliscono dalle scorie, come pioggia, neve e vento ripuliscono l’aria, e infine, non per importanza, ci ricordano che per stare sui mercati bisogna essere professionisti preparati oppure essere affiancati da un professionista preparato.
 

Mercati

Azionario

La volatilità è arrivata, ha fatto il suo dovere ripulendo gli eccessi, ed è durata lo spazio di una giornata di vento, me è riuscita lo stesso a creare paura.

Warren Buffett che non è certamente un meteorologo ma investitore di professione, di bufere in oltre 50 anni di attività ne deve aver viste molte, e più si allarga la visuale, più quelle elencate sopra rimpiccioliscono la loro importanza, lasciando spazio a eventi ben più importanti come: la guerra in Vietnam, la crisi petrolifera degli anni ’70, la crisi Nixon, l’11 Settembre 2001, la caduta del muro di Berlino, la bolla giapponese… Buffett, nell’ultima lettera inviata agli azionisti della sua Berkshire Hathaway ha dichiarato che è un falso mito ritenere nel lungo termine le azioni più rischiose delle obbligazioni. Tra un bond a scadenza 30 anni e un’azione tenuta per 30 anni, ritiene che le azioni farebbero decisamente meglio. Sono i numeri a dirlo. Prendendo l’indice S&P500 come riferimento, negli ultimi 10 anni il rendimento è stato del 100%, a 20 anni il 163% e addirittura del 950% rispetto a 30 anni fa, e questo nonostante tutti gli eventi e le crisi che abbiamo elencato sopra.

Il lungo termine, nelle azioni è sicuramente un buon antidoto contro le perturbazioni e gli allarmi ma ci sono altri elementi che possono certamente contribuire a proteggere da ogni allarme e sono un professionista competente, una adeguata strategia di investimento diversificata.

Obbligazionario

“La volta che il rendimento dei titoli del tesoro Usa a 10 anni toccherà il 3%, potrebbe scatenarsi l’inferno”. A dirlo in un’intervista alla Cnbc è stato Art Cashin, direttore al Floor Operations di Wall Street, un veterano. Quella sull’obbligazionario ormai sembra essere diventata una gara a chi la dice più grossa, e non da ora. Dall’inizio del Quantitative Easing, operazione che forse non tutti hanno ancora capito fino in fondo, o non vogliono farlo. Ad ogni modo con quest’ultima invenzione messa in atto dalle Banche Centrali, il mercato obbligazionario è diventato un territorio senza più volatilità e cioè senza più possibilità di fare profitto da parte di investitori speculativi di breve termine e dalle banche d’affari.

Oggi, grazie anche alla ripresa economica che è ormai diventato un fenomeno conclamato e corale, questi investitori che nel frattempo non si sono arresi, non solo lanciano previsioni di rialzo dei rendimenti, ma rilanciano con proiezioni fuori da ogni logica.

Prima di Cashin, che prefigura rendimenti al 3% con catastrofe, ci aveva pensato Gundlach soprannominato a Wall Street il “re dei Bond”, che si era limitato a una linea spartiacque più abbordabile, intorno al 2,65%. L’abbiamo superata e cos’è accaduto?

Wall Street e le borse di tutto il mondo hanno sbandato lievemente, è passata una sorta di Buran, e subito si sono riprese quanto e meglio di prima.

Ad alzare l’asticella ci pensa ora Goldman Sachs, che sebbene si aspetti per fine 2018 un rendimento sul TBond a 10 anni intorno al 3,25% (1/4 di punto sopra i livelli attuali) avverte che il rischio di un balzo oltre il 4% esiste, e in quel caso seguirebbe una forte caduta dell’azionario e un rallentamento dell’economia Usa, ma non una recessione. Magra consolazione. “Un aumento dei tassi al 4,5% entro la fine dell’anno provocherebbe un calo dei prezzi dell’azionario pari al 20-25%” questa è la nota che vale come un monito della banca d’affari.

Crederci? Le banche d’affari, come tutti gli investitori speculatori, sanno bene dove mirare, nella paura e nelle lacune dei risparmiatori, approfittando dei momenti di vuoto. Momenti come quello attuale, dove il nuovo governatore della Fed, Jerome Powell deve ancora fare la sua prima dichiarazione che farà capire quali sono le sue intenzioni per il futuro.

I tassi rischiano veramente di impennarsi?

Nel numero de “L’Economia” (inserto economico del Corriere della Sera) di lunedì 26 Febbraio, nella sezione investimenti c’è un articolo di Pieremilio Gadda che titola “Bond Usa oltre il 3%, Vix e inflazione: ecco quando suona l’allarme”.

Può veramente la crescita dei rendimenti dei Bond, dell’inflazione e del Vix (indice che misura la volatilità) minacciare la ripresa economica?

Per anni abbiamo sentito ripetere le Banche Centrali, soprattutto la Bce, che lo scopo di tutto non era tanto la crescita economica, quanto riportare in vita l’inflazione. Ci stiamo riuscendo, molto a fatica, e ora che l’inflazione risale la vediamo come una minaccia?

Quanto ai rendimenti dei Bond, se salgono da livelli storicamente così bassi non possono nemmeno loro essere visti come un pericolo, perché anzi sono il segnale che l’economia sta finalmente prendendo velocità, tutt’altra cosa dai livelli di surriscaldamento visti in altre epoche.

Per il terzo e ultimo fattore, il Vix, un mercato sano non può esimersi da brevi momenti di turbolenza, anche accentuata. Ma il surriscaldamento, cioè quella fase in cui gli eccessi spingono ovunque, dalle borse, all’inflazione, alla produzione economica e ai consumi, è tutta un’altra cosa, ben lontana dall’attuale fase.


"Non c'è spina senza rosa"

“Fare previsioni un’arte difficile e complicata, specie se concernono il futuro” dice un’altra battuta spiritosa. Difficili in ambito meteorologico come in economia o nei mercati finanziari, talmente tante sono le variabili che possono direttamente o indirettamente influenzare lo stato delle cose, lo sviluppo del futuro. Dalla geopolitica, ai dati economici, fino agli eventi atmosferici, tanto che persino un economista di razza come John Maynard Keynes a chi lo accusava di aver più volte cambiato la previsione rispondeva: "se i dati del problema cambiano, anch'io cambio opinione."

Vittorio Sermonti diceva che l'investitore è animato dalla "fretta di futuro", soprattutto chi è rialzista vorrebbe condensare il futuro in pochi giorni e catturare oggi il valore delle ricchezze future. Invece il valore e la ricchezza si creano nel tempo e più questo passa più è alta la possibilità di incrementarli.

Le numerose previsioni sbagliate del passato che abbiamo sin qui elencato per nostra fortuna sono stati errori per difetto: le catastrofi sono sempre state inferiori mentre le notizie positive migliori del previsto.

Alla domanda "come immagina il mondo nel 2100", l'economista e filosofo Jacques Attali ha risposto: «… felice, che ha superato un cataclisma spaventoso e che ha capito la necessità per l’umanità di vivere in armonia: soltanto se siamo uniti potremo sopravvivere». 

Con l'attuale livello di ingegno umano, di nuove tecnologie e di impegno a “ripulire” il mondo, si può sperare che quella di Attali possa essere la previsione eccezione che conferma la regola.

AVVERTENZA LEGALE: questo è un documento di informazione aziendale che riflette le analisi, effettuate da Banca Mediolanum, sulla base dell’attuale andamento dei mercati finanziari il cui contenuto non rappresenta una forma di consulenza nè un suggerimento per gli investimenti.
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