Basiglio, 8 maggio 2019

L'opinione di Mediolanum

Era dell'espansione

“Heisei” in giapponese significa “pace ovunque”, o più precisamente “compimento della pace”. Non è una parola qualunque, è la parola che ha definito l'era cominciata l'8 gennaio 1989, con l'ascesa al trono dell'Imperatore Akihito dopo la morte del padre Hirohito, l'Imperatore del periodo Shōwa, cioè della “pace illuminata”. Questo antico cerimoniale ha la fondamentale importanza di segnare una linea di demarcazione tra un’era che si è conclusa e una che va a cominciare e che segna il passaggio tra la fine della reggenza di un imperatore, e l’ascesa al trono del suo successore.

Il Giappone, pur non essendo più un impero ha ancora in carica un imperatore. Questi è l’unico sovrano al mondo a mantenere oggi il titolo imperiale ma si tratta di un ruolo che ha perso ogni potere politico da quando Hirohito, persa la Seconda Guerra Mondiale, rinunciò a essere venerato come “celeste”. Pur essendo esclusivamente rappresentativo è tuttavia un ruolo con una carica simbolica ed emotiva fortissima. Esecutivamente nullo ma talmente importante a livello culturale e valoriale da imporre la costituzione di un calendario autonomo, ma ufficiale, che scorre parallelo a quello gregoriano, e che comincia e finisce con l’era dell’imperatore di riferimento, e i cui anni saranno preceduti dalla parola scelta che caratterizzerà quell’era. Non è questa l’unica particolarità, perché il passaggio da un imperatore all’altro viene festeggiato con la “Golden Week”, la tradizionale vacanza che il governo regala alla popolazione per festeggiare l’evento, tutti gli esercizi restano chiusi, persino la Borsa. Quest’anno la festa ha una durata eccezionale di 10 giorni, nella speranza che l’entusiasmo possa dare una spinta all’aumento dei consumi.

Sì, perché il 30 aprile 2019, in seguito all'abdicazione di Akihito, è salito al trono il figlio Naruhito, 126º Imperatore del Giappone, il quale ha inaugurato una nuova era: l'era “Reiwa”, cioè della “bella armonia”. Un passaggio che nella più antica monarchia del mondo, deve rispettare dettami precisi e delicati. E sono forse proprio questi i problemi principali di un paese ritenuto da molti, anche dalla stessa popolazione, troppo maturo, incapace di innovare ed economicamente impantanato dove da un lato c’è un freno per consumi e produzione industriale, dall’altro splende il sole sull’occupazione, da un lato i prezzi al consumo sono sempre invischiati in una sorta di deflazione dall’altro c’è un costo della vita sempre più alto a livelli quasi insostenibili. Alcune delle tante contraddizioni di un paese apparentemente vecchio e arretrato che mantenendo vivi i suoi cerimoniali dimostra una ferma posizione a rimanere ancorato al passato ma dal punto di vista finanziario potrebbe essere definito un precursore dei tempi. Perché è qui, nella terra dei samurai e della disciplina, che nasce il più spericolato esperimento di politica economia e monetaria: il Quantitative Easing. E nasce con grande anticipo rispetto alla sua diffusione in tutte le aree economiche del resto del mondo, imponendo il Giappone come paese all’avanguardia dell’ingegneria finanziaria futura.

I germogli di questo esperimento vennero piantati nel gennaio del 1990, quando il Giappone in piena corsa economica e finanziaria, con lo slogan “Japan as Number One” è pronto alla conquista del mondo, vive il trauma dello scoppio dell’enorme bolla speculativa immobiliare che stroncò ogni velleità espansionistica. Il Paese improvvisamente si trovò a terra, la sfiducia dilagava frenando consumi e investimenti, le imprese furono costrette ad arretrare e le banche si trovarono in carico mutui su abitazioni dal valore gonfiato, che difficilmente sarebbero stati solvibili. Dopo un fisiologico scoramento e un periodo di crisi, il Paese ritrovò i suoi moderni samurai nei funzionari della Banca Centrale. Bank of Japan decise, fatto inusuale nel resto del pianeta, di aggredire recessione e fase post bolla speculativa, con massicci interventi monetari. La prima mossa fu quella di abbassare aggressivamente i tassi d’interesse fino a portarli vicini allo zero. Un’iniziativa coraggiosa, ricordiamo che erano anni in cui i tassi si attestavano su doppia cifra. L’intento giapponese era quello di dare un veloce stimolo a banche, consumatori e imprese, denaro a costo zero per riportare velocemente il denaro a circolare nel sistema. Una strategia che non ebbe gli effetti desiderati, e che costrinse la Banca Centrale alla seconda mossa, quella di colpire i tassi a lungo termine. Un’altra iniziativa pioneristica, perché fino a quel momento, muovendo le leve dei tassi le Banche Centrali potevano influenzare solo quelli a breve termine, mentre le scadenze più lunghe erano decise dai movimenti di mercato. La Banca Centrale “violò” questa regola cominciando a comprare titoli di stato a lungo termine, abbassando il livello dei tassi. In pratica fu un’anticipazione di quello che abbiamo visto negli ultimi anni con il Quantitative Easing.

L’avanguardia giapponese in termini finanziari non si limita a queste due mosse, perché con l’arrivo di Shinzo Abe, la Banca Centrale giapponese che negli anni si era distinta per una piena autonomia operativa, divenne il braccio esecutivo del governo per ancora maggiori iniezioni di liquidità volte a sconfiggere la debolezza economica successiva alla grande crisi del 2008 e soprattutto a combattere il male endemico del paese: la deflazione. Bisogna però ammettere che questi enormi sforzi non hanno mai prodotto grandi risultati, o almeno non sono riusciti a mettere in pratica ciò che prospettavano sulla carta.

Se in Giappone non hanno prodotto l’esito desiderato, le stesse misure di emergenza, sperimentate in altri paesi e in tutto il mondo occidentale invece hanno avuto ben altri risultati. Gli anni novanta, quelli dello scoppio della grande bolla nipponica, per il mondo occidentale sono stati anni di grande crescita, intanto l’economia cinese dava i primi vagiti. Furono i primi anni duemila, con lo scoppio della bolla Internet, un evento che sfiorò appena il Giappone, e con l’attentato alle torri gemelle, gli anni che ci costrinsero alla forte riduzione, quasi un azzeramento, dei tassi d’interesse, per tamponare la crisi e il panico generale. In fatto di ingegneria finanziaria noi eravamo in ritardo di 10 anni rispetto al Giappone, ma da noi le misure d’emergenza furono efficaci. Lo stesso, nel 2008, con la grande crisi finanziaria che ci costrinse a misure non convenzionali, come i tassi zero e lo stampaggio di moneta per comprare titoli di stato (Quantitative Easing), fu una strategia che a differenza di quanto accaduto in Giappone, in Occidente ha portato grandi risultati.

La prima banca centrale ad avviare il Quantitative Easing fu la Fed con Alan Greenspan, che cavalcando la discesa dell’inflazione, diede il via parallelamente alla diminuzione dei tassi d’interesse. Memorabile fu la sua frase a caldo, poco dopo il “Black Monday” dell’ottobre 1987 “la banca centrale è pronta a intervenire per fornire la liquidità necessaria al sostegno del sistema economico e finanziario”. Parole che in poche sedute misero fine alla pioggia di vendite, riportando il sereno sui mercati finanziari. Certo, i livelli dei giapponesi negli anni novanta, nei paesi occidentali sono stati raggiunti solo recentemente a causa dello scoppio della grande crisi finanziaria del 2008. Ma nel 1987, così come nel 1990, cioè nei due maggiori eventi critici che hanno generato i grandi esperimenti finanziari applicati all’economia, questi sono riusciti non solo a circoscrivere le grandi crisi ma anche a diffondere benessere. Alan Greenspan, come tutti gli altri banchieri centrali, Mario Draghi su tutti, se accostati all’esperienza giapponese, possono essere definiti i grandi imperatori dell’economica mondiale.

Se avessimo potuto usare una parola per simboleggiare questo periodo, mutuando il cerimoniale nipponico, avremmo dovuto usare “espansione”. Una parola feconda e rotonda, poiché rappresenta i benefici che si sono diffusi ovunque. Abbiamo avuto un’espansione economica, a livello planetario: nei paesi che 30 anni fa erano dormienti e oggi sono protagonisti come in quelli già maturi che si sono sviluppati costantemente. Un’espansione finanziaria, in gran parte degli strumenti e in particolare nelle Borse. Pensate, solo per fare un esempio, che negli ultimi 30 anni l’indice Dow Jones si è moltiplicato di quasi 20 volte. È poco? Ma soprattutto un’espansione monetaria, intesa come produzione di moneta attraverso il canale delle Banche Centrali. Se solo 30 anni fa un ideale imperatore avesse pensato alla parola “espansione” come simbolo della sua era credo che la storia gli avrebbe dato più che ragione.

Con l’ascesa al Trono del Crisantemo, il nuovo imperatore Naruhito, si aprirà per il Giappone una nuova era che sarà contraddistinta da nuovi scenari, nuovi propositi, nuove evoluzioni e soprattutto dalla nuova parola “Reiwa”, “bella armonia”. Sin da subito i commentatori si sono cimentati nell’esercizio interpretativo, su quali potranno essere le indicazioni ispirate dal nuovo simbolo che l’imperatore vorrà proporre al suo Paese. Grandi cambiamenti in arrivo? Sicuramente non per l’economia e la finanza. Gli indizi li abbiamo avuti proprio in questi giorni: nonostante una crescita del Pil Usa del +3,2% (stando all’ultima rilevazione) il presidente Donald Trump ha fortemente richiesto alla Banca Centrale Usa una forte riduzione dei tassi d’interesse. Tutto questo nonostante una crescita economica e delle Borse che dura ininterrottamente da 10 anni. Una crescita costantemente sorretta da tassi bassi, o a livello zero, e da tre forti iniezioni di stimolo di bilancio: la prima è stata l’Abenomics, il taglio delle tasse voluto dal premier giapponese Abe (anche in questo caso il Giappone si è mostrato sempre all’avanguardia), poi l’enorme stimolo fiscale di Trump e infine quello promesso da Xi Jinping per la Cina. E non è finita qui, perché sempre dal Giappone emergono nuove proposte, sempre più aggressive, in cui neanche tanto velatamente è stato ipotizzato che nel caso la crisi deflazionistica dovesse perdurare ancora nel tempo, la Banca sarebbe pronta a comprare anche azioni in borsa. La sfida evolutiva continua, ed è notizia rassicurante, perché significa che tutte le prossime crisi a cui assisteremo, eventi fisiologici, saranno un’occasione per aumentare la presenza in scena e non certo per scappare.

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