Basiglio, 7 marzo 2019

L'opinione di Mediolanum

Leveraging e deleveraging

Per l'enciclopedia Treccani il termine inglese deleveraging “indica una riduzione del livello di indebitamento delle istituzioni finanziarie. Uno dei problemi più frequenti e spinosi che queste si trovano di fronte è proprio l'indebitamento  (leverage) eccessivo. Per ridurlo, le strade possibili sono due: aumentare il capitale sociale o ridurre i prestiti alla clientela. Entrambe presentano difficoltà e conseguenze talvolta imprevedibili. Se da un lato è difficile aumentare il capitale sociale in assenza di risorse economiche adeguate, dall'altro tagliare i prestiti ha effetti potenzialmente molto negativi sull'economia reale. Una terza via molto praticata in anni recenti è l'intervento pubblico: vere e proprie politiche di salvataggio per le quali lo stato stanzia rilevanti risorse di capitale a favore di grandi banche e istituti finanziari.”

Secondo il Sole 24 Ore è semplicemente “la riduzione della leva finanziaria, il disinvestimento che si realizza rimborsando il debito pregresso con la liquidità disponibile o vedendo asset finanziari in portafoglio per fare cassa.

Semplificando molto possiamo dire che se il leverage è una pratica utilizzata nei periodi di bonaccia per aumentare le potenzialità di investimento, il deleveraging è la procedura esattamente contraria utilizzata quando si devono tirare i remi in barca e iniziare a dismettere il dismettibile, così si riduce la leva.

La parola deleveraging è molto importante. 10 anni fa fu il termine più usato per spiegare la crisi che stava devastando l'intero sistema finanziario mondiale reduce dallo scoppio della grande bolla del credito che ha avuto il suo acme nel fallimento di Lehman Brother. Esattamente 10 anni fa ci fu il minimo storico dei mercati mondiali (9 marzo 2009). Per l'indice principe S&P500 ha coinciso con quota 667, quota che i molti catastrofisti, che all'epoca erano la stragrande maggioranza, ritenevano essere solo una delle tappe di un crollo destinato a durare per molto tempo. Economisti e analisti dicevano che l'economia e la finanza erano entrate in una lunga fase di deleveraging per disintossicarsi da quel banchetto speculativo che aveva mischiato cibo salutare a junk food, come per esempio i mutui subprime. Per smaltire gli eccessi, l'economia mondiale si sarebbe dovuta tenere a lungo a riposo. Per alcuni si si prospettava la stagnazione per altri una recessione severissime e per altri ancora una nuova Grande Depressione simile a quella del 1929. I dati economici erano spaventosi: crollo della produzione industriale, caduta del PIL mondiale, disoccupazione in forte aumento e indici di Borsa che di giorno in giorno aggiornavano nuovi minimi. Essendo appena scoppiata la bolla ovviamente si partiva da livelli molto alti sia nei dati economici sia in quelli finanziari, ma per nulla paragonabili a quelli del ’29, quando a una catena infinita di fallimenti seguì un crollo della produzione del 50% e una disoccupazione che in USA toccò il tasso del 25% della popolazione.

La grande differenza rispetto al 1929 è stato l'atteggiamento delle istituzioni. Nel periodo della Grande Depressione fu di inazione: in quell'epoca le banche centrali non espressero il loro ruolo di prestatore di ultima istanza e i Governi affrontarono la crisi ricorrendo al pareggio di bilancio e alle politiche protezionistiche che più che virtuose furono autolesioniste. Nel 2008/2009 invece, forse anche memori dell’esperienza precedente, l'azione c'è stata e anche di grande capacità di spesa. Fu corale e partì dall'epicentro della crisi, cioè dal paese che con una gestione spericolata della finanza come i subprime, aveva causato il danno: gli Stati Uniti. Qui l'azione del governo sotto la guida del “piano Paulson”, l'allora Segretario al Tesoro, cercò di tamponare le falle attraverso una iniziativa a dir poco epocale nella patria del capitalismo e del liberismo: la nazionalizzazione delle aziende più in difficoltà come le due grandi erogatrici di mutui subprime, Fannie Mae e Freddie Mac. Successivamente si preoccupò di comprare quote di banche a rischio fallimento, per non replicare l'errore commesso con Lehman Brother, e di erogare liquidità attraverso il braccio monetario della Fed, per riportare fiducia negli investitori e soprattutto per rendere fluida la circolazione nel mercato dei capitali. Infine fece la mossa considerata vincente di ricomprare dalle banche, parte di quei titoli tossici che tanto danno avevano fatto alle finanze di molte società sia di investimento sia anche industriali.

La paura fece sembrare lì per lì, che nessuna di queste azioni potesse essere positiva e per questo potenzialmente decisiva per uscire dalla crisi, tanto che molti e noti commentatori di quel periodo, vaticinarono ulteriori disastri. Il più famoso tra questi fu Nouriel Roubini, che a fine 2008 affermò: “Il peggio deve ancora venire. Dato che gli analisti si illudono ancora che la contrazione economica possa essere leggera e di breve durata nei prossimi mesi, le notizie macroeconomiche e le relazioni sui profitti e sugli utili peggiori delle attese in tutto il mondo, aggraveranno la spinta al ribasso delle quotazioni degli investimenti più rischiosi. Il 2009 sarà un anno doloroso di recessione globale e di ulteriori sofferenze, perdite e fallimenti.”

I movimenti di quel periodo gli diedero temporaneamente ragione visto che furono movimenti erratici e di una volatilità mai vista. Addirittura superiore al 1929. Uno studio americano evidenziava che dei complessivi 68 giorni con un'oscillazione all'interno della medesima seduta di borsa pari o superiore all”8% avvenuti tra il 1928 e il 2008, 18 sono collocati proprio dopo il 29 settembre 2008. Mentre dopo il grande crollo del ’29 furono “appena” 8.

Cedendo al motto “le cose devono andare molto peggio prima di poter andare molto meglio” le masse, che avevano abbracciato un rischio eccessivo ebbero paura e si comportarono proprio come nelle procedure di deleveraging cioè si chiusero in difesa proprio quando tutto sui mercati era diventato più conveniente. Pochi avevano valutato la reale portata del combinato delle mosse di Fed e Tesoro USA con cui Bernanke, che era un attento studioso della Grande Depressione, aveva prima ridotto i tassi a zero e poi iniettato tanta liquidità. Spalleggiato da  Geithner, Segretario del Tesoro sotto la presidenza Obama, fece un'articolata operazione di acquisto con il coinvolgimento di Fondi privati e pubblici, dei titoli tossici in circolazione in modo tale da alleggerire i bilanci delle banche al fine di consentire loro di tornare a esercitare le naturali funzioni di prestito alle imprese. L'operazione fu molto criticata da media e pubblico perché favoriva l’azzardo morale cioè il rischio senza conseguenze punitive. Ma d'altro canto c'era un sistema da salvare per ritornare alla normalità altrimenti a pagare sarebbero stati tutti, anche gli innocenti. Fu un'operazione straordinaria che nell'arco di pochi anni ha portato guadagni generalizzati per tutti, per i piccoli investitori, per le banche e per i cittadini perché lo stato USA da quei titoli tossici, una volta riavviato il sistema economico, riuscì ad avere delle plusvalenze.

Dal minimo storico del 2009 tutte le borse sono risalite, persino Piazza Affari, sebbene ancora fanalino di coda, segna un guadagno del 60%. Lo Stoxx Europeo segna un guadagno superiore al 100% e Wall Street, epicentro della crisi, vanta un +300%. Gli unici a non avere guadagnato sono quegli investitori e risparmiatori che per ragioni dettate dal panico hanno fatto scelte precipitose uscendo dai mercati e condannandosi così alla doppia beffa del consolidamento della perdita e del mancato guadagno.

Da quel minimo del 9 marzo 2009 le borse mondiali hanno avuto una corale e tutto sommato continua, risalita. Dieci anni, come si dice in gergo, di mercato Toro. Ma dieci anni funestati da continue paure che quella crisi si ripetesse in altre forme e con esiti addirittura peggiori. Quello che si è sottovalutato, è che da quel momento le Banche Centrali sono state ben attente a che non succedesse. Infatti a ogni crisi che dal 2009 a oggi si è susseguita hanno avuto sempre un atteggiamento morbido e costruttivo. Da allora a oggi si è pensato bene di ritornare alla gradualità finanziaria, con cautela, con allentamenti monetari e con i successivi rialzi dei tassi fatti in punta di fioretto.

Alla fine il tanto vaticinato deleveraging è avvenuto ma in tempi molto più brevi rispetto alle previsioni degli analisti poiché la “digestione” è stata agevolata dall'intervento decisivo delle Banche Centrali, della Fed in particolare, che con il ritiro di parte dei titoli tossici da un lato, e con l'immissione di grande liquidità dall'altro, ha permesso un deflusso più veloce delle “scorie” verso lo smaltimento. Per questo oggi l'attenzione degli investitori è sempre focalizzata sul comportamento e sulle future mosse delle Banche Centrali perché, più che l'aumento dei tassi di interesse, spaventa il veloce ritiro della liquidità dal mercato visto che è il mezzo con cui creare investimenti e guadagni. La procedura però avverrà con prudenza soprattutto se si sarà in presenza di eventi negativi a livello geopolitico e economico.

NOTA DI REDAZIONE : gli argomenti, le immagini e i grafici sono frutto di elaborazione interna. Messaggio pubblicitario con finalità promozionale. Le informazioni riportate non devono essere intese come una raccomandazione, diretta o indiretta, o un invito a compiere una particolare operazione. Per verificare le soluzioni più adatte alle tue esigenze e adeguate al tuo profilo di investitore rivolgiti sempre al tuo Family Banker.
3 Ottobre 2019

Oltre le metafore
Si racconta che in una sera di fine anni settanta, Tohru Iwatani, designer di Namco - società...

3 Ottobre 2019
5 Settembre 2019

Sotto la canicola
In estate, e specialmente ad agosto, mentre tutto il mondo della finanza milanese si allontanava da ...

5 Settembre 2019
4 Luglio 2019

Dal "lupo" a Draghi
“Lo scherzo del pastore” è la favola di Esopo che tutti i bambini conoscono come ...

4 Luglio 2019
7 Giugno 2019

Non è mai troppo tardi
Al motto “non investo in quello che non conosco”, Warren Buffett, il quasi novantenne in...

7 Giugno 2019
8 Maggio 2019

Era dell'espansione
“Heisei” in giapponese significa “pace ovunque”, o più precisamente &...

8 Maggio 2019
11 Aprile 2019

L’intervento di Mario Draghi
Dai 259 miliardi del 2017, gli NPL ancora in carico alle banche italiane, a fine 2018 sono calati de...

11 Aprile 2019
7 Febbraio 2019

Powell put
Nata nell’ormai lontano 2009, dopo una galoppata vertiginosa che l’ha portata il 17 dice...

7 Febbraio 2019
17 Gennaio 2019

Di “crisi” in “crisi” verso nuove opportunità
Negli ultimi 10 anni, dallo scandalo Bernie Madoff (1) ai giorni nostri, più volte abbiamo le...

17 Gennaio 2019
6 Dicembre 2018

Dal “Red” al “Black”
Uno dei tanti riti americani oramai trapiantato ovunque nel mondo e dunque anche in Italia, è...

6 Dicembre 2018
8 Novembre 2018

La storia insegna
In questo periodo, ascoltando le opinioni di buona parte dei commentatori e degli esperti in special...

8 Novembre 2018
4 Ottobre 2017

Crescita
Una delle più rivoluzionarie invenzioni dell’uomo nell’età moderna, nasce ...

4 Ottobre 2017