Basiglio, 7 maggio 2020

L'opinione di Mediolanum

Il futuro cambia continuamente

Con le nostre azioni nel lockdown, abbiamo accentuato un cambiamento che era già in corso. Facendo la spesa su Amazon, guardando film su Netflix, comunicando su Facebook, cercando informazioni su Google, sempre con in mano un’iPhone, la nostra porta d’accesso verso al mondo. Il futuro è nelle nostre mani. 

Nel 1640 Jan Brueghel the Younger dipinse un mondo popolato di scimmie, vestite con abiti lussuosi e piene di denaro. Questa rappresentazione satirica è forse la migliore testimonianza della follia di quel tempo in cui un fiore riuscì a far impazzire un’intera generazione di esseri umani.

Il teatro di questa vicenda è l’Olanda che nel 1600 era considerata una potenza economica, il centro del mondo dell’arte e del commercio soprattutto navale, il protagonista è un fiore, ma non uno qualunque, quello che veniva chiamato il “fiore di Dio”, il tulipano che una volta sbarcato al porto di Rotterdam dai giardini orientali di Istanbul conquista subito i cuori della società olandese. Novità, rarità e bellezza, sono queste le sue tre peculiarità che lo fanno passare in poco tempo da oggetto di culto, a status symbol fino a merce di scambio, di più, il mezzo per un veloce arricchimento.

Una moda che si esaurirà in pochi decenni, ma che raggiungerà vette di parossismo che mai nessun altro riuscirà ad emulare. I tulipani, inizialmente conosciuti dall’aristocrazia del tempo come oggetto di sfoggio nei grandi saloni da esibite nelle cene più importanti, videro le prime contrattazioni nelle case dei nobili. L’Olanda di quell’epoca era una terra ricca con liquidità abbondante e voglia di investire, è bastato poco per far diventare una moda esclusiva in un fenomeno dilagante e di massa. Da Utrecht, a Rotterdam, fino ad Haarlem, in tutte le taverne si scambiano tulipani, e i prezzi cominciano a salire. Bisogna precisare che a passare di mano in mano non è il fiore venduto in mazzi, ma il bulbo, quella specie di cipollotto che una volta sotterrato darà vita al fiore. Il bulbo se ben conservato ha la peculiarità di resistere anche due anni, di poter gemmare altri bulbi, e di non poter definire in anticipo di che tipo e di che colore sarà il tulipano. Fu questo fenomeno naturale in termini botanici, a determinare nei momenti di alta speculazione la capacità di scatenare le più ferventi e irrazionali fantasie. Da qui si ergerà la più grande follia speculativa, che l’essere umano abbia mai conosciuto. Di bulbo in bulbo, un passaggio di mano che da fisico, diventerà nel tempo cartaceo, con una crescita dei prezzi a senso unico ed esponenziale.

I tulipani, oltre a essere diventati una mania, oltre a divenire il veicolo per la ricchezza, in quel momento all’apice della diffusione, rappresentano nell’economia olandese il quarto prodotto per esportazione dopo gin, aringhe e formaggio. Ovviamente come per ogni fenomeno di massa e bolla finanziaria, anche la “tulipomania” conobbe i suoi miti e le sue leggende, in una delle più note si racconta che nella piccola città di Alkmaar si svolse un’asta di decine di bulbi pregiati, appartenuti a Wouter Winkel, il cui ricavato sarebbe andato ai suoi sette orfani. I bulbi, alcuni dei quali considerati molto rari, raggiunsero quotazioni eccezionali tanto da totalizzare una raccolta finale di circa 90.000 fiorini, paragonabili a 5 milioni di euro di oggi. Somma che permise ai figli di Winkel di passare in un attimo dallo status di orfani a quello di ricchi rampolli. Per capire la portata del fenomeno basta pensare al Semper Augustus, considerato il benchmark tra i tulipani, che dai 1000 fiorini (quotazione già elevatissima) del 1623, arrivò in due anni a 3.000, e tra il 1634 e il 1637, l’acme della bolla, raggiunse le inviolabili vette di 6.000 fiorini. Seimila fiorini per un solo bulbo! Le leggende raccontano che nell’estate del 1633, una casa situata nella città di Horn, nel nord dell’Olanda, passava di mano per lo stesso valore di un bulbo.

I motivi dello scoppio della bolla a tutt’oggi non sono ancora ben conosciuti ma molti elementi inducono a pensare che siano stati di natura legislativa, il cambiamento delle regole nella contrattazione dei bulbi, sotto forma cartacea, furono una delle prima novità a far traballare il sistema, a cui fece seguito nell’aprile del 1637, una legge emanata dal governo olandese che dichiarò privi di validità tutti gli accordi speculativi e fissò in 50 fiorini il prezzo massimo di un bulbo. Furono leggi estreme, ma con l’intento di mettere la parola fine a quella che era diventata un’esagerazione di massa, dove le persone abbandonavano il lavoro, vendevano i propri terreni, ipotecavano le case al solo scopo di speculare sui tulipani. L’emendamento del governo, ovviamente fece precipitare i prezzi dei bulbi, mandando in rovina molti investitori, ma mise fine alla degenerazione economica e sociale di un paese, che non poteva trovare sviluppo e sostentamento semplicemente nell’ossessione e nel culto di un unico prodotto.

“Oggi siamo di fronte a nuovi sviluppi che ci cambieranno le vite al di là dei nostri sogni”. Qualche secolo dopo, in un’altra parte del mondo e precisamente in California nella Silicon Valley, Steve Case, manager in ascesa, fondatore di Aol, fu il gran cerimoniere del matrimonio tra la sua creatura e il colosso Time Warner. Era il Gennaio del 2000 e accadeva una delle più grandi operazione industriali e finanziarie che Wall Street avesse mai conosciuto. Sembrava il solco che avrebbe segnato il passaggio di un’epoca, quella in cui la New Econonomy, la nuova economia da poco nata, fatta di tecnologia, software, fibra ottica, effettuava il sorpasso sulla Old Economy, la vecchia economia fatta di bulloni, acciaio e petrolio. AOL, American On Line, società nata nel 1985, nel 2000 all’apice di notorietà e dimensioni, diventata il più grande internet service provider con 26 milioni di abbonati a pagamento, la piattaforma di commercio elettronico più usata al mondo, convolava a nozze, anche se sarebbe più corretto dire si comprava, Time Warner, un colosso dalle cifre impressionanti: 70 mila dipendenti, 27,3 miliardi di fatturato e 20 milioni di abbonati via cavo, un impero vasto che variava dalle reti televisive come Cnn, alle case cinematografiche e discografiche, fino alle riviste a larga diffusione di cui la più conosciuta, Time, dà il nome al gruppo. 106 miliardi di dollari il costo dell’operazione, un matrimonio da mille e una notte, una cifra che impressiona gli stessi protagonisti, tanto che lo stesso Case ammetterà “sembra incredibile, è passato più di un decennio da quando lanciammo AOL, il mondo era molto diverso allora: i personal computer cominciavano appena a penetrare nelle nostre case e il World Wide Web allora non esisteva”. E chi poteva immaginare quello che sarebbe successo dopo, dopo quei fasti che tra mille luci e ricchezza accecarono pubblico e protagonisti.

Vent’anni dopo sul grande palcoscenico dei mercati tutto, o quasi, è cambiato, tranne il palcoscenico che storicamente resiste. Perché se 20 anni fa, nel corso della grande rivoluzione sospinta da euforia ed entusiasmo, poteva sembrare una sinergia efficace la convergenza tra chi i contenuti li produce (Time Warner) e chi li veicola e diffonde nel web (Aol), oggi 20 anni dopo, a produrre contenuti e a diffonderli nel mainstream sono molte altre società, con mezzi che ai tempi erano sconosciuti e con costi molto più bassi.

“Posso già dirvi che abbiamo preso il XXI secolo per le corna, investendo nei settori d’avanguardia come i mattoni, i tappeti, i materiali isolanti e la pittura” disse Warren Buffet dopo lo scoppio della bolla, nemmeno l’Oracolo aveva compreso la portata del cambiamento catalogandolo come una moda o un fenomeno passeggero come la tulipomania. Un errore pagato a caro prezzo: dovette ricredersi molti anni dopo comprando pezzi di aziende “del futuro” su livelli molto più cari.

La dimostrazione è nella nostra quotidianità: se vent’anni fa il computer era un oggetto esclusivo per pochi, e soprattutto in ambito lavorativo, oggi ha raggiunto una diffusione in volumi paragonabile al televisore e soprattutto ha dimensioni e costi che soddisfano ogni esigenza. Quello scenario ignorato da Buffett oggi è diventato la nostra quotidianità. È per questo che nonostante la crisi e la recessione post-coronavirus, il Nasdaq è l’unico indice di borsa che si sta riavvicinando ai massimi. Perché è sostenuto da una liquidità che la Fed ha reso infinita e che è affamata di rendimenti, e dalle nostre scelte, poiché in un contesto di lockdown con le nostre azioni abbiamo potenziato la spesa su Amazon, il consumo di serie su Netflix, il mantenimento delle nostre relazioni umane e famigliari tramite Facebook e altri social. Tenendo sempre in mano l’iPhone diventato l’unica porta di accesso al mondo, cerchiamo le informazioni su Google, ordiniamo i pasti con Uber, attendiamo la scoperta di un vaccino dal biotech e, avendo capito l’importanza dell’ambiente, sogniamo un’auto Tesla. Il petrolio che scende e Tesla che sale è un altro indizio che segna nuovi paradigmi nascenti, come lo sono società ai più sconosciute come Shopify o Pure Storage, creature di un sistema che si autorigenera.

 Tutto ciò dimostra e ci insegna molte cose, la prima è che non sempre arrivare per primi è sinonimo di successo, spesso si fa da apripista sperimentando per nuove leve che emergeranno migliorando e specializzandosi nei nuovi business e nelle nuove frontiere. La seconda è che le bolle sono inevitabili e fisiologiche, fanno parte della natura stessa dei mercati, ma non sempre sono deleterie, anzi nella maggior parte dei casi sono evolutive. Le bolle finanziarie si possono identificare in due principali categorie: ci sono le bolle di sapone, effimere e irrazionali, e poi ci sono quelle che creano progresso e sviluppo.

Delle prime fa parte sicuramente quella sui tulipani, ma anche quella della “compagnia dei mari del sud”, o il boom immobiliare in Florida degli anni ’20 del secolo scorso, possiamo aggiungere che tutto ciò che riguarda singoli prodotti o singole mode hanno durata e incidono in modo effimero, se non come distruzione e sperpero di risparmio. Mentre tutto quello che coinvolge i grandi movimenti, come l’invenzione delle ferrovie, quella delle auto, la radio, i computer e le biotecnologie, hanno la borsa come catalizzatore, apripista e nel breve sono un amplificatore ed “esageratore” dei movimenti, ma nel lungo termine tutto si plasma e si mitiga in un più morbido movimento ascendente prolungato.

Più difficile è identificare i momenti in cui un movimento, da ascendente assume i contorni di vera e propria bolla. Alan Greenspan, oggi novantenne, ma in precedenza uno dei più grandi governatori della banca centrale americana, confermato per ben 3 mandati tanto da essere soprannominato “il Maestro” in merito all’esuberante rialzo tecnologico della sua era, nel Giugno del 1997 pronunciò queste parole: “è difficile valutare se il rialzo della borsa negli anni ’90 sia una bolla insostenibile. Generalmente le bolle vengono percepite solo a fatti accaduti. Individuare una bolla in anticipo implica ritenere sbagliato il giudizio di centinaia e migliaia di investitori ben informati”. Un esercizio tanto difficile quanto inutile, impossibile anche per chi i mercati li ha governati e osservati da una posizione di enorme privilegio.

Resta un fatto molto rassicurante, sebbene le bolle abbiano spazzato via i singoli soggetti ritenuti dal mercato e dalla società ininfluenti al progresso collettivo, vedi l’esperienza dei tulipani, e quella di società come Aol e Time Warner, i soggetti aggreganti e strumento di sviluppo come gli indici azionari, restano e nel tempo costantemente progrediscono fornendo agli investitori di lungo termine grandi rendimenti.

Il Nasdaq nel 2000, al momento del matrimonio tra Aol e Time Warner raggiunse il picco di 5.000 punti, per poi calare, a scoppio della bolla avvenuto fino a 1.000. Vent’anni dopo, Aol e Time Warner hanno valutazioni irrisorie, mentre l’indice Nasdaq vale quasi 10 volte i minimi e quasi il doppio rispetto alle quotazioni che furono in passato definite da bolla.

La diversificazione è la medicina per tutto.

NOTA DI REDAZIONE : gli argomenti, le immagini e i grafici sono frutto di elaborazione interna. Messaggio pubblicitario con finalità promozionale. Le informazioni riportate non devono essere intese come una raccomandazione, diretta o indiretta, o un invito a compiere una particolare operazione. Per verificare le soluzioni più adatte alle tue esigenze e adeguate al tuo profilo di investitore rivolgiti sempre al tuo Family Banker.
2 Luglio 2020

Banche centrali: le nuove star mondiali
Dal whatever it takes di Mario Draghi alle ultime dichiarazioni della Lagarde con cui promette in ca...

2 Luglio 2020
10 Giugno 2020

Senza precedenti
Le borse, dopo una correzione da eccessi causata da una crisi imprevedibile, grazie anche agli antic...

10 Giugno 2020
7 Aprile 2020

Le apparenze spesso ingannano
La storia insegna a chi non si ferma alla superficie degli eventi, che spesso la realtà &egra...

7 Aprile 2020
18 Marzo 2020

Recessione, crisi o opportunità?
I recenti ribassi hanno fatto ritornare alla mente i mercati ribassisti del 1987 e del 2008, ma oggi...

18 Marzo 2020
5 Marzo 2020

Controllo e velocità per mercati più efficienti
Catenaccio: Un celebre spot Pirelli diceva: “la potenza è nulla senza controllo.”...

5 Marzo 2020
6 Febbraio 2020

Esistono davvero decenni perduti?
“C’era euforia nell’aria, e i giapponesi erano convinti di essere sul punto di imp...

6 Febbraio 2020
10 Gennaio 2020

Paul Volcker e il drago dell’inflazione
Definita da alcuni il “drago”, probabilmente perché nell’immaginario collet...

10 Gennaio 2020
5 Dicembre 2019

Vincere tutti
“Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla f...

5 Dicembre 2019
7 Novembre 2019

Imparare dalla storia
Si racconta che la mattina di giovedì 24 ottobre 1929, Jesse Livermore, non un operatore qual...

7 Novembre 2019
3 Ottobre 2019

Oltre le metafore
Si racconta che in una sera di fine anni settanta, Tohru Iwatani, designer di Namco - società...

3 Ottobre 2019
5 Settembre 2019

Sotto la canicola
In estate, e specialmente ad agosto, mentre tutto il mondo della finanza milanese si allontanava da ...

5 Settembre 2019