Basiglio, 7 giugno 2019

Non è mai troppo tardi

Al motto “non investo in quello che non conosco”, Warren Buffett, il quasi novantenne investitore che indovina sempre le previsioni e per questo è soprannominato oracolo di Omaha, nel 1999 rimase in panchina ad assistere alla più grande partita sui mercati finanziari, una di quelle storiche occasioni di profitto che poche volte capitano nella vita di un investitore: la bolla internet. Sempre nel 1999, in piena ascesa dei titoli tecnologici, fu memorabile una sua uscita alla Sun Valley Technologies Conference: accusò i titoli tecnologici di essere sovrastimati. Dichiarazioni che fecero vacillare la sua reputazione di infallibilità di giudizio e valutazione, perché nei momenti di febbre come abbiamo spesso detto, gli investitori guardano il presente, il momento fibrillante, e non il passato che insegna, o il futuro che è sempre imprevedibile. Tanto velocemente si insinuarono i dubbi su Buffet, quanto velocemente svanirono, perché se ci vollero mesi per gonfiare la bolla, bastarono pochi giorni per sgonfiarla. Fu una deflagrazione e in quel fragore, le dot.com saltarono come tanti birilli travolti dalla speculazione, e tra il disorientamento e le paure che seguono al trauma, la figura di Warren Buffet tornò a essere un faro. Ancora una volta, l’esperienza, la saggezza e la conoscenza della materia avevano prevalso nell’investimento sul lungo termine.

Lo stesso copione andò in scena quando nel maggio 2012, sulla scia della seconda rivoluzione del web, con la quotazione di Facebook fece il suo trionfale ingresso a Wall Street Mark Zuckerberg. In quell’occasione, per essere ancora più efficace, Warren Buffett usò un’espressione mista tra lo spiritoso e l’iperbolico “Facebook è una storia fantastica, ma se ci dovessi investire, i medici mi ricovererebbero”.

Dodici anni dopo lo scoppio della bolla internet, il nuovo settore della tecnologia, secondo le leggi della sopravvivenza che caratterizzano il capitalismo, si era rivoluzionato, ma già aveva tracciato un solco importante, su cui Buffett era ancora diffidente. Mentre le fonti informative si accalcavano per sbarcare nel web e trovare nuovi canali, una febbre che la quotazione di Facebook non faceva altro che innalzare, l’Oracolo si muoveva in direzione opposta investendo nella stampa locale: 142 milioni di dollari per 63 quotidiani del gruppo Media General.

Quando è successo che, sia pur lentamente, Warren Buffett ha fatto virare la sua mastodontica portaerei d’investimenti, la Berkshire Hathaway, una holding carica di titoli della “old economy” che fino a quel momento l’avevano resa ricca e prosperosa, verso nuove direzioni, verso mete ancora sconosciute ma più fertili? La prima manovra fu simbolica, non di sostanza ma di forma e tuttavia fece scalpore, quel suo “Warren is in the house” twittato nel 2012 diventò subito popolarissimo. Un investimento non in denaro, ma in immagine che a quei livelli lì giocarsela sui social oggi ha forse un valore maggiore.

Il secondo passo fu l’acquisto di azioni Apple, una delle regine della New Economy, che nonostante la forte rivalutazione seguita alle geniali invenzioni del suo fondatore Steve Jobs, da Buffett viene considerata un marchio prestigioso e di grande valore. Infatti non si è limitato solo a qualche acquisto, ma come un consumatore devoto è diventato quasi compulsivo e in pochi anni è arrivato a detenere oltre 200 milioni di titoli. “Di Apple, penso che guadagni quasi due volte di più che la seconda azienda più profittevole degli Stati Uniti” ha dichiarato aggiungendo sperticate lodi nei confronti del Ceo Tim Cook artefice della trasformazione dell’azienda tecnologica in una “consumer company”. Investimento quest’ultimo che inizialmente ha premiato, potendo contare sul doppio binario, da un lato la crescita degli utili, e dall’altro l’effetto Buffett, il titolo Apple si è ben rivalutato, fino alla crisi dei dazi tra Usa e Cina, dove il ribasso del mercato non ha risparmiato nessuna azienda, nemmeno lei. La caduta notevole ha fatto vacillare il mito: anche l’Oracolo sbaglia. Avrà perso il suo tocco?

Poi ha acquistato Amazon. Tra gli addetti ai lavori ha destato molto scalpore, non tanto per il prodotto comprato, ma per i prezzi a cui è stato effettuato. Amazon, da sempre considerata un’azienda sopravvalutata rispetto ai fondamentali, ma che indifferente ai giudizi, ha sempre continuato a crescere. In perfetto stile è stato anche questo commento di Buffett dopo l’annuncio dell’acquisto: “ho sempre ammirato Jeff Bezos, sono stato un idiota per non aver fatto prima un’operazione del genere”. Disarmante e al tempo stesso di grande umiltà, perché anche i grandi sbagliano o non comprendono, infatti, dai minimi della bolla internet (ottobre 2002), il titolo Amazon è salito del 33.000%. Sembra una follia, e qualcuno avrà anche pensato che l’età di 88 anni abbia annebbiato il giudizio del magnate americano, ma è stato considerato folle comprare azioni dell’azienda di Bezos anche quando valevano la metà, quando valevano 1/3 e anche 1/10, tuttavia il titolo ha continuato a crescere. Facile da dire ora, quando la memoria è diventata labile, ma quindici anni fa Amazon era un’azienda considerata sull’orlo del fallimento, con un business utopistico perché sempre in perdita e Bezos, inizialmente incoronato con la copertina dell’anno di Time, fu ritenuto in seguito un sopravvalutato. Oggi Amazon è una delle poche società che in borsa capitalizza mille miliardi di dollari. Inoltre, particolare tutt’altro che trascurabile, non è più solo una delle regine del web, l’azienda di libri e musica (ora anche delle spedizioni) è un ibrido che si muove sia in digitale sia in analogico: non solo web service, ora anche catena di bio food Whole Sale, sperimentazioni spaziali, mezzi di informazione (Bezos è proprietario del Washington Post), ora anche logistica, il chiodo fisso di Bezos.

Proprio mentre Buffett poggiava la sua prima pietra finanziaria sul titolo, il proprietario di Amazon era a Cincinnati a farsi immortalare alla guida di un carrello semovente, la prima pietra del nuovo grande progetto industriale: la costruzione di un aeroporto aziendale che servirà come hub per Prime, la compagnia aerea del gruppo. Amazon è sempre più grande e sempre più diversificata e Buffett, anche se in ritardo, ha capito che è ormai un vero conglomerato, come lo fu molti anni fa General Electric, azienda leader nella precedente rivoluzione industriale, cresciuta negli anni e a tutt’oggi attiva.

Capire quali saranno le aziende leader in futuro non è facile per Buffet, figuriamoci per il singolo risparmiatore: a una General Electric corrispondono tante aziende che inizialmente sembravano promettenti e poi sono cadute, le chiamano fallen angel.

Ricordate Yahoo!? Fece sognare milioni di risparmiatori in tutto il mondo, in borsa duellava testa a testa con Amazon. Oggi la seconda è in cima, Yahoo! invece ha subito un forte ridimensionamento. Oppure Finmatica? Un’azienda florida in un settore come quello della tecnologia applicata alla finanza che sembrava essere un fiore all’occhiello del made in Italy, purtroppo caduta. E Tiscali? Tutt’ora attiva, dopo molte traversie e sacrifici, il titolo oggi è ai minimi termini, un percorso inverso rispetto a quello di Amazon. Persino un’azienda leader come Cisco, incontrastata fino a qualche anno fa, oggi è messa in difficoltà dalla pressione del colosso Huawei. O Tesla, azienda all’avanguardia in questa “quarta rivoluzione industriale” con ancora un grande potenziale inespresso e da scoprire, che sembra non più godere della fiducia degli investitori. Lo stesso vale per Uber: grande attesa, grandi aspettative per il suo ingresso a Wall Street, che poche sedute sembrano aver fatto scemare.

Qual è l’azienda che ha veramente futuro? E in quali settori? Persino un investitore esperto, navigato e di successo come Warren Buffett ha commesso parecchi errori, ha pagato di tasca propria e non è detto che ancora abbia trovato il filone giusto. Nemmeno gli studiosi e i professionisti possono avere certezze per prevedere come evolverà questo nostro mondo, ed è per questo che la diversificazione nell’investimento è più di una necessità, un obbligo per poter navigare in questo mare infinito di possibilità e per avere un ritorno che nel tempo si riveli redditizio.

NOTA DI REDAZIONE : gli argomenti, le immagini e i grafici sono frutto di elaborazione interna. Messaggio pubblicitario con finalità promozionale. Le informazioni riportate non devono essere intese come una raccomandazione, diretta o indiretta, o un invito a compiere una particolare operazione. Per verificare le soluzioni più adatte alle tue esigenze e adeguate al tuo profilo di investitore rivolgiti sempre al tuo Family Banker.
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