Basiglio, 6 settembre 2018

L'opinione di Mediolanum

3636 giorni fa

Nel 2009, Robert Prechter, noto agli addetti ai lavori per essere uno degli analisti tecnici più seguiti negli States, teorico delle onde di Elliott(1) e, nella sua più che trentennale storia, anticipatore di eventi borsistici come il grande rialzo del 1981 o la disfatta del 1987, prevedeva per l’indice Dow Jones, che in quel momento si trovava sotto i 7.000, un’inarrestabile caduta. Prechter non era l’unico, ma uno dei tanti di una foltissima schiera. Anche gli economisti non erano da meno, la maggioranza indicava come L – recessione seguita da stagnazione - la fase di quel ciclo economico.

Tutto aveva avuto origine nel Settembre del 2008, esattamente Lunedì 15 Settembre. La settimana aveva appena aperto i battenti che già accadeva l’impensabile: Lehman Brothers, che allora per dimensioni era la terza banca d’investimenti americana, dichiarava fallimento. Un evento talmente inimmaginabile che Taleb (2) lo definì “cigno nero”, neologismo divenuto oggi di uso comune per indicare il verificarsi di un evento rarissimo e imprevisto. Sino a qualche ora prima, ore e non giorni o settimane, Lehman Brothers era catalogata in gergo finanziario come “too big to fail”, cioè troppo grande per fallire, proprio perché la soluzione estrema del fallimento avrebbe causato danni incalcolabili, dunque da evitare in qualsiasi modo.

Sino a poche ore prima, molti investitori e grandi speculatori, tra i quali Soros (3) per esempio, investirono nelle azioni e obbligazioni Lehman che stavano crollando, certi di fare l’affare del secolo in vista del salvataggio in extremis dato per certo, saggio, ragionevole. Gli indizi in tal senso d’altro canto erano molti, su tutti il salvataggio avvenuto qualche mese prima di Bear Stearns, quinta banca d’investimento salvata in Maggio da Jp Morgan, e l’enorme operazione di recupero di Fannie Mae e Freddie Mac, nazionalizzate a inizio Settembre per tamponare l’enorme emorragia.

Fannie Mae (Federal National Mortgage Association) e Freddie Mac (Federal Home Loan Mortgage Corporation) non erano due società qualunque; se è vero che l’origine della crisi che deflagrò nel 2008 fu l’eccesso di leva e debito costruito sui mutui immobiliari di qualsiasi tipo, Fannie e Freddie erano il centro e il braccio operativo del sistema.

Il Sole24Ore dell’8 Settembre 2008, per capirci, scriveva così: Fannie e Freddie sono due società create alla fine degli anni Trenta per garantire i fondi per il mercato immobiliare americano. Sono formalmente società private dalla fine degli anni Sessanta ma hanno sempre avuto una linea di credito garantita per svolgere la loro “missione pubblica”.

Nella pratica le due società avevano un ruolo da protagonista, vitale nella funzione della creazione dei prodotti di gran moda in quell’epoca, che compravano i mutui, li assicuravano, li impacchettavano e li cartolarizzavano per poi rivenderli agli investitori sotto forma di titoli, che di lì a breve inevitabilmente sarebbero diventati tossici.

Dunque visto che queste due società erano state salvate con la nazionalizzazione, perché lo stesso non sarebbe dovuto accadere anche a Lehman?

Infatti si vociferava di un intervento in extremis della FED o di una scalata da parte di una banca concorrente, come accaduto nel caso di Bear Stearns.

Qualcosa invece andò per il verso sbagliato. Lehman fu fatta fallire. La mattina del 15 Settembre tutti i telegiornali diedero la notizia del crack in apertura e l’immagine che tutti ricordiamo è quella degli impiegati che lasciavano gli uffici con in braccio gli scatoloni con i propri effetti personali.

Alcuni commentatori, per tentare di spiegare quella situazione citarono Mao: “punirne una per educarle tutte”. Se così fu, fu un azzardo (quasi) letale.

Come disse Warren Buffett “puoi scoprire chi sta nuotando nudo solo quando la marea si ritira”, il fallimento di Lehman fu come se improvvisamente qualcuno avesse tolto il tappo degli oceani, in un attimo si scoprì che il più vestito era in perizoma! Crollo, panico, mercati privi di liquidità, allarmi di ogni tipo, titoli giornalistici da Apocalisse, Se non era la fine del mondo, era qualcosa che ci assomigliava molto. L’unico mercato liquido era la Borsa, e forse per questo il più colpito dalle vendite. Chi aveva solo qualche posizione in attivo correva a ritirare tutto. I piccoli risparmiatori che vendevano senza chiedersi il perché, capitalizzarono perdite colossali.

Il caos, il panico, la paura, la forte emotività, sono tutti elementi che concorrono all’unico risultato di spingere a scelte di pancia che nel campo finanziario e degli investimenti inducono sempre azioni sbagliate, di cui poi pentirsi e con grandi rimorsi.

Nessuno sembrava accorgersi che dopo l’errore, o pseudo errore, compiuto dalle autorità di aver fatto fallire Lehman Brothers, le stesse stavano mettendo in campo tutte le forze necessarie per tamponare l’emergenza e porre rimedio al danno provocato. Dalle ceneri stava nascendo un nuovo mondo. Forse l’unico che ne ebbe la forza, il coraggio o semplicemente praticò il buon senso, fu il solito Warren Buffett che disse, con un laconico commento al mondo finanziario in piena burrasca, “grazie a questi cali le borse sono ora più sexy di un anno fa, meno care e più attraenti”.

Wall Street, che già subiva un calo da inizio anno superiore al 20%, dopo il fallimento di Lehman, fino alla data fatidica del 9 Marzo 2009 visse la discesa di un ulteriore 30%.

Occasioni, si dirà adesso, facile! In quel periodo il verbo “comprare” era sopraffatto dal grido di chi vendeva, da chi, come Pretcher, prevedeva una nuova depressione.

“Niente sarà più come prima” e “scordatevi i rendimenti degli anni ’90 e i rendimenti a due cifre” queste erano le frasi più in voga. “D’ora in poi – dicevano - subiremo una siccità remunerativa”. Lo dicevano dimenticando totalmente gli esempi del passato e soprattutto una delle regole primarie per l’investitore e cioè che ogni crisi è una fonte per nuove opportunità poiché la crisi è un momento difficile, delicato, ma quanto mai capace di creare “innovazione”. Le crisi in Borsa, sempre, producono prezzi più bassi e dunque più convenienti. Più semplicemente occasioni.

Da quel momento in poi, dal fallimento di Lehman Brothers e dal minimo delle Borse del 9 Marzo 2009, abbiamo attraversato numerosi pericoli e moltissime incognite: il rischio Grexit, il rischio Italia, il pericolo Isis, l’allarme Corea del Nord, la crisi della Cina, il crollo del Petrolio, la Brexit, il problema politico europeo, i nuovi attacchi all’Euro e ai Pigs, fino all’attacco alla Lira Turca. Impossibile elencarli tutti. Il risultato che questa escalation lunga quasi 10 anni ha prodotto è per Wall Street un rialzo del 300% dai minimi del 2009, e del 170% dal 15 settembre 2008, il giorno del grande crack.

In sintesi si potrebbe dire che da Lehman a Trump sono trascorsi 3453 giorni: il secondo ciclo al rialzo più lungo della storia. Un ciclo che è tutt’ora in vita e che ha tutta la voglia di continuare.

Per la statistica, il record dei rialzi è degli anni ’90, ovvero il ciclo che inizia l’11 Ottobre 1990 (per altri ha inizio il giorno successivo al crollo dell’Ottobre 1987) e termina con lo scoppio della bolla Internet, ma l’attuale ciclo è addirittura più lungo di quello del dopoguerra e del boom degli anni cinquanta, relegato ora al terzo posto.

Un rialzo che non è frutto solo della carta finanziaria, come succede nei periodi di bolla, ma è ben visibile dai numeri concreti dell’economia. Poche cifre per palesarlo: l’ultimo dato sul PIL che rivela un annualizzato superiore al 4% e una crescita costante che si posiziona su un 2-3%, una crescita che dura da quasi 9 anni, un’occupazione in Usa che è al 3,9% (numeri che significano “piena occupazione”) e i profitti delle aziende che di anno in anno migliorano. Su tutto regna il dato dell’inflazione che, nonostante un’economia che gira a pieno ritmo, ancora si mantiene mite, non minacciando aumenti improvvisi dei tassi ma aumenti calibrati e regolari nel tempo.

Certo, ci sono anche posizioni critiche che ritengono questo rialzo e questa espansione economica siano il frutto di politiche viziate, artificiali e non convenzionali. In parole semplici che il mercato sia dopato. Vero in parte, a nostro parere. In situazioni estreme servono misure estreme. Funziona così anche in medicina, se hai un paziente che rischia di morire prima ti preoccupi di tenerlo in vita, poi, una volta superata l’emergenza, gli curi i malanni. Solo 10 anni fa si pensava che le Banche Centrali oltre alla manopola sui tassi, rialzi o tagli, non avessero altro, oggi abbiamo scoperto che di misure di emergenza per affrontare le crisi ce ne sono innumerevoli. Dimentichiamo spesso che anche le crisi del passato hanno generato reazioni che alle loro epoche erano sconosciute, questo perché, non ci stanchiamo mai di ripeterlo, le crisi generano idee e innovazione, anche negli strumenti e nei modi per affrontarle. Il malato crea gli anticorpi che poi debellano la malattia.

Sebbene caratterizzati da crescita costante, questi dieci anni non sono stati solo rose e fiori per tutti, ci sono state anche molte spine. Ci sono stati mercati che sono cresciuti molto, come Wall Street che non solo ha recuperato dai livelli del fallimento Lehman, ma ha superato anche i massimi assoluti del 2007 e ora viaggia a livelli quasi doppi. E mercati, come il nostro di Piazza Affari, che distano ancora più del 50% dai massimi del 2007 e si attestano su livelli inferiori rispetto a quelli del 15 Settembre del 2008.

Ci sono aziende come Amazon (+3.200% dal 2009) o Apple (+2.000%) o meglio ancora Netflix (+5.800%) che sono cresciute a livelli inimmaginabili, e ci sono aziende come le banche italiane che ancora soffrono moltissimo su livelli minimi. Ci sono aziende nuove e già regine del mercato e ce ne sono altre che prima della crisi regnavano e oggi rischiano di sparire. Prima dominava la hold economy, oggi domina la new. L’economia si evolve, muta, risorge e rinasce. Una volta si sarebbe chiamato progresso e trasformazione.

In fatto di investimenti, che la diversificazione sia una scelta strategica obbligatoria, è fuori di dubbio anche alla luce di questa ulteriore esperienza. Perché anche in una fase espansiva, anche quando è addirittura munifica e prosperosa come quella attuale, non tutto cresce con la stessa forza e le stesse performance, e non tutto cresce: ci sono anche aziende e Borse che rimangono più deboli o arretrano e ci sono anche aziende che nel lungo cammino si arrendono e chiudono. È fuori di dubbio che sia altrettanto importante scegliere il timing giusto. Vendere quando tutto scende o comprare quando tutto sale è un errore che però continuiamo a commettere perché guidati dalla pancia, quando invece esistono strumenti di investimento eccezionali che permettono di aumentare le posizioni a prezzi sempre più convenienti preparandosi alla futura ripresa, e, nelle fasi di crescita regolare come quella attuale che si intervalla con brevi fasi correttive, permettono di avere la possibilità di accumulare posizioni potendo cogliere gli intervalli ribassisti a prezzi favorevoli che abbassano la media.

Che il mercato azionario sia in assoluto quello più rischioso lo sappiamo tutti, ma che storicamente sia quello più remunerativo lo dimostra anche quest’ultima crisi del 2008. Va approcciato con le strategie e gli strumenti giusti e soprattutto con il supporto di un vero professionista della consulenza.

1) La Teoria delle Onde fu elaborata negli anni Trenta da Ralph Nelson Elliott ed è, ancora oggi, una teoria molto utilizzata nell’analisi dei mercati valutari. Dopo aver osservato per anni l’andamento dei mercati, Elliott giunse alla conclusione che esiste una ciclicità dei movimenti di mercato, ovvero i pattern delle oscillazioni dei prezzi si ripetono e costituiscono, appunto delle onde.

2) Nassim Nicholas Taleb è un filosofo, saggista e matematico statunitense esperto di matematica finanziaria. I suoi lavori si concentrano sulla probabilità e sulla casualità. Il suo terzo libro, Il cigno nero, è stato inserito dal Sunday Times tra i libri che hanno cambiato il mondo.

3) Nel Febbraio 2017 per Forbes Magazine Jorge Soros era la 19esima persona più ricca al mondo, il più ricco gestore di hedge fund al mondo e il 19esimo nella sua lista dei 400 più ricchi americani, con un patrimonio netto stimato di 25,2 miliardi di Dollari. Dopo aver donato una fetta della propria ricchezza in beneficenza, a fine 2017, secondo la classifica di Bloomberg, è sceso al 195º posto con un patrimonio netto di 8 miliardi.

NOTA DI REDAZIONE : gli argomenti, le immagini e i grafici sono frutto di elaborazione interna.

Messaggio pubblicitario con finalità promozionale.
Le informazioni riportate non devono essere intese come una raccomandazione, diretta o indiretta, o un invito a compiere una particolare operazione. Per verificare le soluzioni più adatte alle tue esigenze e adeguate al tuo profilo di investitore rivolgiti sempre al tuo Family Banker.

4 Luglio 2019

Dal "lupo" a Draghi
“Lo scherzo del pastore” è la favola di Esopo che tutti i bambini conoscono come ...

4 Luglio 2019
7 Giugno 2019

Non è mai troppo tardi
Al motto “non investo in quello che non conosco”, Warren Buffett, il quasi novantenne in...

7 Giugno 2019
8 Maggio 2019

Era dell'espansione
“Heisei” in giapponese significa “pace ovunque”, o più precisamente &...

8 Maggio 2019
11 Aprile 2019

L’intervento di Mario Draghi
Dai 259 miliardi del 2017, gli NPL ancora in carico alle banche italiane, a fine 2018 sono calati de...

11 Aprile 2019
7 Marzo 2019

Leveraging e deleveraging
Per l'enciclopedia Treccani il termine inglese deleveraging “indica una riduzione del live...

7 Marzo 2019
7 Febbraio 2019

Powell put
Nata nell’ormai lontano 2009, dopo una galoppata vertiginosa che l’ha portata il 17 dice...

7 Febbraio 2019
17 Gennaio 2019

Di “crisi” in “crisi” verso nuove opportunità
Negli ultimi 10 anni, dallo scandalo Bernie Madoff (1) ai giorni nostri, più volte abbiamo le...

17 Gennaio 2019
6 Dicembre 2018

Dal “Red” al “Black”
Uno dei tanti riti americani oramai trapiantato ovunque nel mondo e dunque anche in Italia, è...

6 Dicembre 2018
8 Novembre 2018

La storia insegna
In questo periodo, ascoltando le opinioni di buona parte dei commentatori e degli esperti in special...

8 Novembre 2018
4 Ottobre 2018

Il mondo cresce nonostante le previsioni
Pare che solo Elisabetta d’Inghilterra ce l’abbia fatta a farsi spiegare dagli economist...

4 Ottobre 2018