Basiglio, 6 aprile 2017

L'opinione di Mediolanum

Investire nell’economia reale

A distanza di qualche mese dalla loro ufficializzazione e dopo innumerevoli articoli e servizi a loro dedicati dalla maggior parte della stampa economica nazionale, possiamo dire che i Pir, cioè i Piani individuali di risparmio, sono la novità del 2017 riservata ai risparmiatori.

Annunciati nell’autunno scorso al momento dell’approvazione della Legge di Stabilità, sono stati introdotti nel nostro ordinamento il primo Gennaio scorso dopo quasi dieci anni di incubazione, quando in altri paesi, come la Gran Bretagna ad esempio, hanno già da tempo riscosso molto successo contribuendo in maniera determinante a finanziare l’economia interna e contemporaneamente a offrire ai risparmiatori una maggiore diversificazione degli investimenti.

Da quest’anno dunque anche in Italia è possibile finanziare le piccole e medie imprese che sono, ricordiamolo sempre, il tessuto vitale della nostra economia, attraverso il risparmio delle famiglie che a loro volta ne possono trarre un significativo beneficio non solo fiscale, dal momento che con i Pir viene azzerata la tassazione sulle rendite finanziarie e sulle imposte di successione, ma anche perché rappresentano un’opportunità di investire in un’ottica di medio lungo termine il risparmio fino a oggi incagliato dall’incertezza e dall’insufficienza delle occasioni di rendimento.

Uno strumento dedicato principalmente proprio ai piccoli risparmiatori che mira a stimolare in loro un cambiamento culturale. Come ha detto il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda sono “strumenti finanziari utili a far ripartire l’economia e ad aiutare le imprese italiane a rilanciare la loro capacità competitiva”. Dunque i Pir vanno nella direzione di spingere il mercato a fare un salto di qualità grazie a un canale di finanziamento delle Pmi alternativo al sistema bancario capace di apportare una maggiore e più stabile liquidità.

L’obiettivo, per dirla con la chiosa di Gianfranco Ursino sul Sole 24 Ore del 25 Marzo scorso nell’articolo “Le corse per diventare possibili target dei Pir”, è di far venir meno l’idea di un mercato italiano ideale per puntate mordi e fuggi per cavalcare il tema speculativo del momento.

 

Mercati

Azionario

Secondo il “Super Bowl Predicotor”, uno di quegli indicatori sconosciuto ai più ma seguito dagli addetti ai lavori, la vittoria dei New England Patriots al Super Bowl sarà il segnale del declino di Wall Street.

Ideato dal cronista sportivo del New York Times Leonard Koppett, e reso celebre tra gli operatori finanziari da Robert Stovall, veterano di Wall Street (oggi 90enne ma broker ancora attivo), dal 1966 a oggi il “Super Bowl Predicotor” ha funzionato nell’80% dei casi. Per questa ragione la sua finale non solo è l’evento sportivo più seguito dell’anno da parte degli appassionati ma è anche atteso in maniera febbrile da investitori e operatori di borsa.

Il funzionamento di questo indicatore è semplice: quando a vincere è una delle squadre “originali” della NFL, l’anno sarà Toro e dunque il Dow Jones avrà grandi possibilità di salire; se invece a vincere è una delle squadre che originariamente facevano parte dell’American Football League la AFL (dal 1970 fusa con la NFL), allora l’annata sarà Orso, l’indice Dow Jones rischierà di chiudere in negativo.

Quest’anno a vincere il Super Bowl sono stati i New England Patriots, originari della AFL, cattivi presagi per Wall Street? Arriva la negatività?

Nonostante un track record dell’80% neanche questa statistica è infallibile, nel 2008 infatti anche se a vincere furono i New York Giants della NFL invece del rialzo vi fu il grande crollo. L’anno scorso, per dire, a vincere furono i Broncos della AFL e Wall Street nonostante tutti gli ostacoli occorsi nel corso dell’anno, è riuscita a chiudere in grande spolvero.

Tuttavia una borsa americana debole non sarebbe la fine del mondo dopo 8 anni di rialzi; dopo molto tempo invece potrebbe essere la grande occasione del passaggio del testimone dalla “lepre” Usa alla “lepre” europea e italiana.

Al di là di qualsiasi indicatore o statistica il nocciolo fondamentale è nelle grandi opportunità che il mercato azionario continua a offrire. E’ vero che il rischio è insito in questo strumento, ma come ha ricordato Warren Buffett ancora nella sua ultima intervista rilasciata nel Febbraio scorso a CNBC, la cosa migliore da fare è acquistare in modo costante sul lungo periodo in modo da distribuire e mediare il rischio. “È un terribile errore rimanere fuori dal gioco per molto tempo pensando di aspettare un periodo migliore per entrare” ha affermato. Dunque, nell’era dei tassi zero, attendere non è solo una perdita di tempo, se non di denaro, sicuramente è una mancata occasione di guadagno.


Obbligazionario

Se gli Stati Uniti sono a rischio rallentamento e la statistica indica che Wall Street potrebbe andare incontro a una prima vera debolezza, a raccogliere il testimone della crescita sembra venire ora in soccorso l’Europa.

Sì, l’Europa considerata la tartaruga economica mondiale sembra essersi finalmente e realmente risvegliata. A evidenziarlo non sono solo gli indicatori di fiducia a livello di imprese e consumi, ma soprattutto gli indici dei futuri acquisti delle imprese sia del settore manifatturiero sia di quello dei servizi, dati vitali del PMI, che nell’ultima rilevazione relativa al mese di Marzo hanno toccato i livelli più alti da 70 mesi a questa parte. Germania e Francia le locomotive, ma anche la Spagna che risulta essere sempre la più vivace e la più veloce nel recupero. Non manca l’Olanda che nonostante abbia vissuto momenti di incertezza in vista dei risultati elettorale ha visto il dato sul Pil ritoccato verso l’alto. Non manca nemmeno l’Italia dove sia industria sia servizi sono indirizzati al bel tempo.

La locomotiva Usa tuttavia non ha ancora dato chiari segnali di rallentamento visto che i numeri dicono che la disoccupazione è bassa, i posti di lavoro vengono creati ai ritmi di 2 milioni all’anno e la fiducia rimane stabile su alti livelli. La domanda dunque è: può questo vigore economico accettare uno scenario di tassi zero o poco sopra lo zero e comunque su livelli storicamente bassi?

La risposta è no, fortunatamente no, perché nelle alternanze del ciclo economico è necessario un avvicendamento di tassi di interesse, bassi quando il ciclo rallenta, e via via più alti mano a mano che l’economia migliora. Le Banche Centrali sono costrette a fare come le formiche mettendo via le provviste quando è Estate per essere pronte a sostenere l’Inverno. Ora che per l’economia sembra giunta l’Estate è il momento di fare provvigione con una graduale manovra di rialzo dei tassi. In questa naturale operazione i titoli di Stato che tanto hanno guadagnato in questi anni, vedranno una discesa delle quotazioni combinata al rialzo dei rendimenti. Come fare per non perdere valore sul capitale? Come abbiamo spesso visto una risposta è data anche in questo mercato dai Fondi, strumenti che permettono di diversificare alla ricerca delle opportunità che il mondo offre mitigando i rischi con l’aggiunta di un flusso cedolare costante.




"Non c'è spina senza rosa"

“Il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene è diventato il primo distretto d’Italia nelle performance di crescita e redditività sorpassando addirittura l’occhialeria di Belluno” riporta Dario Di Vico sul Corriere della Sera del 17 Marzo scorso basandosi sul Rapporto annuale sull’economia dei distretti stilato dall’ufficio studi e ricerche di Intesa Sanpaolo. La classifica è interessante non tanto per le posizioni occupate dai vari distretti quanto perché ci restituisce la fotografia di un mondo, quello dei territori a industrializzazione diffusa, che è uscito dalla crisi e pesa per il 21,6% del fatturato manifatturiero italiano, per il 23,6% dell’export e per 69,2% dell’intero saldo commerciale.

Oltre al rendiconto puntuale della situazione attuale il Rapporto formula una proiezione di crescita dei distretti per il biennio 2017-2018 vista in aumento del 2,2% quest’anno e del 2.1 l’anno prossimo. Anche per quanto riguarda invece la redditività ci sarà un aumento che si attesterà su un +7,7% nel 2017 e di un altro 7,8% nel 2018.

Questo risultato è frutto di “un’evoluzione contrassegnata in positivo da tre fattori-chiave: la presenza sui mercati esteri, l’alta qualità dei prodotti e un’affinata capacità manageriale” afferma il noto quotidiano.





AVVERTENZA LEGALE: questo è un foglio di informazione aziendale con finalità promozionali che riflette le analisi, effettuate da Banca Mediolanum, sulla base dell’attuale andamento dei mercati finanziari il cui contenuto non rappresenta una forma di consulenza nè un suggerimento per gli investimenti.
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