Basiglio, 5 ottobre 2017

L'opinione di Mediolanum

Crescita

Una delle più rivoluzionarie invenzioni dell’uomo nell’età moderna, nasce tra il 1861 e il 1862 ad opera dell’inglese Alexander Parkes. Lo sviluppo degli studi sul nitrato di cellulosa contribuì a produrre il primo materiale plastico semisintetico conosciuto come Xylonite. Nel 1870 i fratelli Hyat fecero fare un salto di qualità al prodotto e brevettarono la celluloide che in seguito divenne molto popolare per l’uso dentistico che se ne faceva nell'ambito delle impronte dentarie.

La celluloide, la plastica degli albori, aveva però il grave difetto della facile infiammabilità, un handicap che la rendeva inadatta per le tecniche di stampaggio ad alte temperature.

Per superare questo e altri difetti nel corso del ‘900 il processo di sviluppo e di miglioramento di questo materiale non si è mai interrotto e ha permesso il suo utilizzo in applicazioni sempre più sofisticate.

Le materie plastiche, rispetto a quelle metalliche e non metalliche, hanno caratteristiche vantaggiose come la grande facilità di lavorazione, l'economicità, la colorabilità, l'isolamento acustico, termico, elettrico e meccanico, la resistenza alla corrosione e l'inerzia chimica, nonché l'idrorepellenza e l'inattaccabilità da parte di muffe, funghi e batteri.

Insomma è un materiale conservante e soprattutto resistente negli anni.

Un'origine e un indirizzo che l’attuale società sembra aver dimenticato tanto da dare a un materiale fortemente resistente e duraturo un utilizzo da usa e getta.

Una resistenza e una difficoltà di smaltimento di cui solo saltuariamente ricordiamo magari attraverso le immagini che ci restituiscono la mappa della cattiva salute dei nostri mari e oceani. Pensiamo in particolare all'isola nell’Oceano Pacifico fatta di rifiuti che con il passare del tempo aumenta di dimensione. Impressionante lo scatto che immortala il velenoso abbraccio tra un cavalluccio marino e un cotton fioc, finalista del “Wildlife photographer of the year 2017”, che ben manifesta quanto il pianeta terra abbia urgenza di misurarsi con la plastica, o meglio, con il suo cattivo utilizzo.

Oggi in Italia ci sono aziende che hanno a fuoco questo problema e cercano di prendere provvedimenti e di porvi rimedio con la ricerca, ma non solo, sviluppando prodotti, creando lavoro e cercando di produrre benefici per l’ambiente che ci circonda, e magari anche profitti, per gli azionisti e anche per i risparmiatori.

Una di queste aziende tricolori si chiama Bio-on, il nome costituisce insieme l’indirizzo e la filosofia industriale del gruppo, Bio-on come accendi il biologico e spegni l’inquinamento. Uno dei prodotti di punta di questa azienda è per l’appunto la plastica ecologica, che nello specifico trova il suo utilizzo nel mondo della cosmesi e in quello dei giocattoli con la plastica per i giocattoli biodegradabile al 100%.

Ma è solo una delle tante aziende italiane che operano in questo settore, una delle tante piccole e medie aziende, gioiello del nostro paese che formano il tessuto economico e sociale della nostra società.

Piccole e medie aziende che nell’ultimo periodo sono assurte all’onore della cronaca per i numerosi risultati positivi ottenuti in campo produttivo, ma soprattutto in campo finanziario con rialzi eclatanti.

L’Aim, l’indice che raggruppa gran parte di queste imprese, con il rialzo percentuale da inizio anno già in doppia cifra, è la perfetta rappresentazione di questo clima di positività, di vivacità e di opportunità.

“L’Italia è priva di grandi capitalisti”, Giuseppe Turani nella sua rubrica del lunedì “Il Denaro non dorme mai” (il Giorno 25/09/2017) racconta una sacrosanta e conclamata verità: l’Italia non ha grandi gruppi, forse non li ha mai avuti, non ha i grandi colossi, le multinazionali, capaci come arieti di sfondare i muri protettivi e legislativi degli altri paesi e realizzare conquiste, abbiamo altre virtù, abbiamo le formiche, piccole e medie imprese, geniali, instancabili, laboriose, creative e di talento che unite possono fare il lavoro come e più di un gigante. Abbiamo un grande difetto, non sappiamo fare squadra, siamo incapaci di fare sistema, dunque sulla platea internazionale, siamo più vulnerabili.

Oggi però, anche grazie all’istituzione della legge sui PIR, l’Italia e le imprese del nostro paese hanno un’opportunità unica, non più solo limitativa alla costituzione di un sistema solidale tra imprese, ma un abbraccio nazionale che unisca chi produce, chi risparmia e chi investe in un’unica forza trainante dell’economia del nostro Paese.

I Pir, finalmente giunti anche in Italia, possono essere il canale di irrigazione per lo sviluppo delle imprese italiane, per il rafforzamento, per l’espansione, la gratificazione per l’impegno e la resistenza che fino a oggi hanno caratterizzato i nostri imprenditori, dall’altra parte, la restituzione che le imprese danno ai risparmiatori è quella di creare ricchezza, rivalutazione e rendimento del capitale investito.

L’Italia, Piazza Affari, oggi hanno un'enorme responsabilità e un’altrettanta opportunità, la creazione di un mercato con un’ampia offerta, portare alla ribalta la moltitudine di aziende come la sopra citata Bio-on, sconosciute ai piccoli risparmiatori, permettendo loro di crescere, di svilupparsi, al tempo stesso al capitalismo e alla borsa del nostro paese, di raggiungere una maturazione e una statura da grande paese, quale siamo, una dimensione che ci compete.

Abbiamo tante piccole Ferrari pronte a scattare, e ad andare lontano e ora, grazie ai Pir, abbiamo anche il carburante, per correre, andare lontano, recuperare il tempo perduto e tentare il sorpasso.

 

Mercati

Azionario

Crescita, crescita, crescita. Revisione al rialzo delle stime sul Pil, incremento della fiducia di consumatori ed imprese, miglioramento degli indici di produttività, riduzione del tasso di disoccupazione e record su nuovi record per le maggiori borse internazionali.

Ben altro clima rispetto a quello cupo, depressivo e per alcuni versi catastrofista del post fallimento di Lehman Brothers. Il mondo non è finito, il capitalismo non è morto come ci avevano preannunciato profeti di sventura. Sono passati ormai 9 anni dal fallimento di Lehman Brothers, un momento molto difficile nella vita di un investitore, ma di tutto quello che le cassandre avevano predetto, nulla si è realizzato. Il mondo non è andato in frantumi, le borse non hanno cessato l'attività, anzi, oggi, 9 anni dopo, gran parte delle maggiori borse del mondo, non solo è ritornata sui livelli precedenti la crisi finanziaria, ma addirittura è su livelli ancora più alti, livelli mai visti in precedenze, massimi da record.

Ed è probabile che tutto questo possa ripetersi in futuro. Rivedremo sicuramente dei momenti complicati, correzioni fisiologiche che sono parte naturale di un percorso di crescita, ma non è da escludere che a questi massimi ne seguiranno molti altri negli anni a venire.

Gli elementi positivi non mancano, le imprese grazie alle nuove tecnologie stanno raggiungendo livelli di produzione e di redditività mai visti in passato, le nuove tecnologie aprono porte verso nuovi scenari che sono ancora in fase embrionale e che ancora devono produrre tutto il loro potenziale, e in più, particolare tutt’altro che trascurabile, il mercato azionario, nonostante sia sempre il più rischioso, attualmente a livello di rendimento non ha rivali, è ancora il più remunerativo.

Il mercato azionario è sulla rampa di lancio, ma le occasioni sono da cogliere ora, quando le buone notizie campeggeranno sulle pagine dei grandi giornali, i prezzi avranno già raggiunto livelli ben più alti di quelli attuali.

La cosa più importante da tenere a mente è che un mercato con grande rendimento, presenta anche un’altrettanta dose di rischio che deve essere contenuta, in questi case la tutela del risparmiatore è racchiusa in una parola: diversificazione.


Obbligazionario

“Sarà come osservare la pittura che si asciuga”, con quest’immagine Jannet Yellen, durante la conferenza stampa della riunione della Fed di Settembre, ha voluto far comprendere quanto lenta e graduale sarà l’uscita dagli stimoli monetari e quanto graduali e dilatati nel tempo saranno i successivi aumenti dei tassi d’interesse.

Lento, dilatato, graduale, aggettivi che usati in termine medico, per esempio in una riabilitazione, fanno pensare alla comodità nel recupero del malato, alla massima attenzione affinché le cure abbiamo l’effetto sperato pronti al rientro alla piena attività. Aggettivi che sembrano anestetizzare le ansie e le preoccupazioni degli investitori, portando a pensare che il lungo processo di uscita da una situazione straordinaria (tassi zero per lungo tempo e stimoli monetari) avverranno in maniera indolore, senza traumi.

Una bella notizia per l’economia, una bella notizia per le borse, ma una cattiva notizia per chi, come l’investitore in obbligazione è ancora alla vana ricerca di rendimenti generosi (come i titoli di stato italiani di un tempo) e con il minimo rischio. Dalle parole della Yellen si deduce che i rendimenti rimarranno avari ancora per lungo termine.

Il mercato oggi tenta di proporre delle alternative, le solite invenzioni dell’ingegneria finanziaria, l’ultima appena nata è quella dei “matusalem bond”, titoli di stato della durata di 100 anni e che avendo un periodo sensibilmente maggiore di investimento, devono offrire anche un rendimento più generoso rispetto ai titoli di più breve durata. L’ultimo nato arriva dall’Austria, scadenza 2117 con un rendimento di poco superiore al 2%, una cifra ben superiore a quelle a cui ci hanno abituati i titoli di stato degli ultimi anni, ma non è tutto oro quello che luccica.

Ci sono le controindicazioni, su tutte, l’estrema lontananza della scadenza e le incognite che in quest’arco di tempo possono sopraggiungere.

In 100 anni di vita di uno strumento possono accadere le cose più impensabili, e questi eventi avranno sicuramente influenza sul prezzo dell’obbligazione. Pensiamo che i tassi rimarranno su questi livelli per i prossimi 100 anni? Molto difficile, quindi per un rendimento del 2% che oggi, a causa della penuria di offerta, può sembrare allettante, potrebbe fra qualche anno, diventare fonte di rammarico ed apprensione. In prospettiva non sembra essere una valida offerta.

Molto meglio utilizzare gli strumenti principe della diversificazione, i fondi obbligazionari, che non solo ci permettono di attendere momenti migliori, con tassi più favorevoli e generosi, ma grazie ai flussi cedolari, ci permetteranno di aspettare che la vernice si asciughi con un ritorno sul capitale e con un rischio molto limitato rispetto alla volatilità che un ritorno alla normalità, inevitabilmente produrrà sul mercato fermo da troppo tempo.


"Non c'è spina senza rosa"

“Rischio politico senza precedenti” questo era l’allarme lanciato dal colosso bancario internazionale HSBC alla fine del 2016 e che faceva prefigurare agli investitori un 2017 irto di insidie, di pericoli nonché di magri rendimenti.

HSBC non era l’unica a pensarla in questo modo, dopo le “scottature” dovute alle sorprese della Brexit e dell’elezione di Donald Trump, molti istituti finanziari, soprattutto di matrice americana, si erano tutelati avvisando dei possibili rischi, di natura anche questa volta politica, dovuti ad un calendario elettorale europeo molto denso nelle parti più delicate dell’Europa.

La paura principale? Ovviamente l’Euro, sempre in bilico, a rischio rottura, nella mente degli americani, una situazione ad alto rischio di instabilità e di incertezza, terreno insidioso per gli investimenti di ogni tipo.

Un timore che, a distanza di 9 mesi, a risultati elettorali in Olanda, Francia e ora Germania avvenuti, risultano infondati, paure che hanno avuto come esito, sono i voti a parlare, quello di compattare ulteriormente lo spirito di unione sotto la bandiera dell’Europa.

Paure infondate e che dal punto di vista dei mercati hanno avuto come esito nell’ordine: un rafforzamento dell’Euro nei confronti di gran parte delle valute mondiali (sinonimo di fiducia nel nostro continente); ulteriore rafforzamento delle borse con rendimenti a doppia cifra, risultati che non si vedevano da fine novanta, anni considerati brillanti; e nell’aspetto che più conta, da un nuovo vigore economico che soprattutto nel nostro continente sembra aver trovato nuovo terreno fertile.

L’opera di Mario Draghi, lo scudo costruito originariamente per fare da argine alla speculazione nociva, gli stimoli monetari successivamente addottati come traino all’economia, sembrano aver avuto grande efficacia, talmente evidente da essere riusciti ad anestetizzare quello che è sempre stato uno dei maggiori elementi di incertezza per gli investitori, la politica.



AVVERTENZA LEGALE: questo è un foglio di informazione aziendale con finalità promozionali che riflette le analisi, effettuate da Banca Mediolanum, sulla base dell’attuale andamento dei mercati finanziari il cui contenuto non rappresenta una forma di consulenza nè un suggerimento per gli investimenti.
NOTA DI REDAZIONE : gli argomenti, le immagini e i grafici sono frutto di elaborazione interna.

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