Basiglio, 4 luglio 2019

L'opinione di Mediolanum

Dal "lupo" a Draghi

“Lo scherzo del pastore” è la favola di Esopo che tutti i bambini conoscono come “Al lupo, al lupo!” e che racconta di un ragazzino messo dal padre a svolgere il gravoso compito di vigilare sul gregge di famiglia, e dello scherzo che si inventò per ingannare la noia insita in un lavoro solitario. “Al lupo, al lupo!” gridò per una, due, tre notti, facendo accorrere tutto il villaggio senza che ve ne fosse ragione. Fino alla volta in cui il lupo poté fare il suo mestiere di predatore perché, nella certezza che fosse uno scherzo, nessuno accorse al grido di allarme.

Una favola, questa, che ricalca molto quello che stiamo vivendo sui mercati in questi giorni, e negli ultimi 10 anni. Che poi non sono altro che una copia carbone di eventi diversi che si susseguono e si ripetono a cadenza precisa. L’unica differenza tra quella di Esopo e l’attuale situazione “da favola” sui mercati, è che nella prima l’allarme serve a prevenire qualcosa che si teme arriverà, nella seconda gli allarmi vengono dati ripetutamente poiché si teme che qualcosa di già vissuto, la crisi finanziaria del 2008, possa riverificarsi.  In questo modo, quello che per il pastorello Loris è un gioco, per i piccoli risparmiatori, costantemente spaventati, è uno psicodramma quotidiano.

Il celebre scrittore russo Nabokov, nelle sue Lezioni di letteratura, dice che «la letteratura non è nata il giorno in cui un ragazzo, gridando al lupo al lupo, uscì di corsa dalla valle di Neanderthal con un gran lupo grigio alle calcagna: è nata il giorno in cui un ragazzo arrivò gridando al lupo al lupo, e non c'erano lupi dietro di lui.».

Dobbiamo quindi veramente temere che in futuro arriverà un altro lupo sotto forma di grave crisi?

I lupi, nell’attuale sistema dei mercati finanziari, sono molti e si palesano in forme diverse. Il primo, il più appariscente, è quello geopolitico. In questi 10 anni, quasi 11 dallo scoppio della crisi, di potenziali pericoli ne abbiamo visti e conosciuti molti: dai numerosi attentati dell’Isis che non solo hanno tormentato i nostri investimenti ma anche sconvolto la nostra quotidianità, alle continue provocazioni - tutt’ora di stretta attualità - con l’Iran ed i paesi ad esso collegati, fino al controverso rapporto che l’Occidente continua ad avere con la Korea del Nord, rapporto costellato da continui colpi di scena. L’insicurezza e la preoccupazione sono sentimenti che nel breve periodo possono spingere a scelte sconsiderate e a compiere errori madornali, ma che a ben vedere, nel lungo termine, cioè il periodo temporale che a noi più interessa, non hanno mai nemmeno scalfito la tendenza rialzista.

Il secondo lupo lo possiamo individuare nel gruppo degli eventi straordinari, sia esogeni sia endogeni ai mercati finanziari, che a cadenza che potremmo definire fisiologica, spuntano per creare un po’ di scompiglio e trambusto, ma il cui unico scopo è riequilibrare tendenze troppo esuberanti. In questo gruppo possiamo annoverare la Brexit, la crisi del petrolio, l’attacco allo Spread, il referendum in Catalogna, l’elezione a sorpresa di Trump e tutte quelle lotte politiche che, se nel breve provocano sempre perturbazione, una volta passate, ci convincono sempre più che i mercati finanziari sono guidati e seguono dinamiche ben diverse da quelle sopra elencate. Potremmo anche definirle delle mini bolle, che scoppiano, depurano dagli eccessi, e permettono alla tendenza di continuare con più energia di prima.

Ma è il terzo, quello dell’economia, la maggiore fonte di preoccupazione. Come più volte in precedenza abbiamo avuto modo di far notare, siamo ormai oltre il decimo, quasi all’undicesimo anno di crescita economica consecutiva. Stiamo sfiorando dei record storici, ma nonostante questa sequenza impressionante, ogni anno, soprattutto nelle previsioni che gli economisti e le organizzazioni internazionali diffondono, sentiamo ripetere che una nuova crisi, si legga recessione, è alle porte. E puntualmente, questo allarme rientra e deve essere accantonato.

Al lupo, al lupo! Arriva una nuova crisi! Questo è ciò che anticipano le previsioni, poi nella realtà si registra l’ennesimo anno di crescita globale. È vero, non tutto il mondo cresce e corre nella stessa direzione e con la stessa velocità, ma la media generale è di un robusto segno più, un segno più sostenuto e che diventa sempre più felicemente contaminante.


Una crescita eccezionale, frutto dell’eccezionalità dei tempi. Perché a differenza del passato in cui si seguiva una liturgia tradizionale di comportamento: con l’economia che corre le banche centrali alzano i tassi per moderare e frenare la velocità, e con l’economia in frenata i tassi vengono tagliati per dare nuove energia alla crescita, oggi accade che non solo i tassi sono a livelli eccezionalmente bassi (in molte parti del mondo sono a zero o sotto zero) nonostante un decennio di crescita consecutiva, ma si tende addirittura a tagliarli e a sostenere l’economia anche quando questa è, nei numeri, ancora robusta.

Però la crisi del 2008 fa ancora paura e si ha paura che torni. Oggi, dopo l’ennesimo dato positivo del Pil Americano, l’ultima rilevazione segna un +3,2% annuo, c’è di nuovo la paura della recessione, che colpisca improvvisamente come un fulmine paralizzando l’intero sistema globale.

Allen Sinai, veterano dei mercati finanziari, prima come responsabile economico in alcune banche d’affari e da vent’anni a capo di Decision Economics, autorevole istituto economico mondiale, in una recente analisi ha ribadito che l’economia americana è forte e che essa potrà correre tranquillamente almeno fino al 2020. Un’analisi molto affidabile di un analista che da anni sostiene (uno dei pochi) la forza dell’economia americana, e che ribadisce in questo ultimo lavoro elencando sei fattori che permetteranno l’accelerazione della crescita economica, dove il principale si chiama tecnologia. Tra i sei fattori, Sinai affida il ruolo determinante alla politica monetaria che definisce “atipica e ultraespansiva… sostenuta dall’obiettivo dichiarato di raggiungere il pieno impiego e la stabilità dei prezzi”. Una politica monetaria che non si arrenderà finché non avrà raggiunto i suoi scopi. Ed è su questa politica monetaria che il mondo degli investitori fa fede e fa leva, spingendo, a volte esagerando, su maggiore generosità gridando “al lupo” anche quando il lupo non c’è.

Che ci sia un doppio interesse, cioè quello naturale di sostenere l’economia, e quello rivoluzionario di mantenere sostenuti i prezzi degli asset finanziari per non ricadere in un nuovo 2008, era intuibile già tempo fa leggendo le dichiarazioni di Ray Dalio, non un investitore qualunque, ma uno dei più importanti al mondo quando commentando l’atteggiamento delle banche centrali disse “in questo momento siamo in una situazione in cui la Fed dovrà osservare i prezzi delle attività finanziarie prima di esaminare l’attività economica”.

Solo leggendo questa frase si può spiegare l’insistenza di Trump nel richiedere alla Fed più tagli ai tassi nonostante l’ultima rilevazione del Pil Usa sia stata di un robusto +3,2%. Prevenire i pericoli del sistema, anticipare il lupo ancor prima che compaia la sua sagoma.

È per questo che proprio in questi giorni, Mario Draghi ha avvisato i mercati che il Quantitative Easing è pronto ad essere riutilizzato. “La cassetta degli attrezzi è sempre aperta” aveva ripetuto più volte. Dalle parole sta nuovamente passando ai fatti, e i mercati finanziari di questo bengodi non possono fare altro che gioire.

L’altra faccia della medaglia di questo nuovo sistema è il continuo rinvio al ritorno della normalità, almeno così per come l’abbiamo conosciuta in tutti questi anni, il secondo ostacolo, lo possiamo chiamare l’effetto collaterale dei tassi zero (o sotto zero) è la rarefazione dei rendimenti che non essendo più presenti negli strumenti definiti più sicuri, spinge e induce a cercare e prendere maggiori rischi.

Ma come la pensiamo sui rischi già è noto. Farsi affiancare da un professionista in grado di diversificare proponendo strumenti, prodotti e servizi più adeguati alle diverse esigenze di clienti e risparmiatori, è un valore oramai imprescindibile.


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