Basiglio, 18 marzo 2020

L'opinione di Mediolanum

Recessione, crisi o opportunità?

I recenti ribassi hanno fatto ritornare alla mente i mercati ribassisti del 1987 e del 2008, ma oggi, a differenza di allora, le autorità sembrano seriamente impegnate verso interventi tempestivi volti a tamponare immediatamente l’emergenza. La recessione ci sarà, ma la successiva ripresa potrebbe sorprendere sia in termini di tempo che di forza. Meglio essere pronti.

Nel 1987, l’indice americano Dow Jones registrò una perdita del 22,61%, a tutt’oggi è ancora la perdita record in termini percentuali avvenuta in un solo giorno a Wall Street. Era il 19 ottobre e anche allora era un lunedì. Per i cronisti è il Black Monday per eccellenza. Ancora oggi, trentatré anni dopo, non sono chiare le ragioni che hanno scatenato quella ondata di vendite. Le supposizioni sono molte e contrastano tra di loro ma non ne esiste una accreditata e certa, questo perché nel breve periodo i mercati possono risultare imprevedibili e alcune volte si possono aggrappare a qualsiasi scusa per invertire una esagerazione sia essa al rialzo sia al ribasso. Warren Buffett, uno che il 1987 lo ha vissuto in prima linea, la scorsa settimana ha detto: “Se vivi abbastanza a lungo, sui mercati potrai vedere di tutto. Io sono dovuto arrivare a 89 anni per sperimentare una cosa del genere”.  Ed è Warren Buffett non un singolo risparmiatore demoralizzato dalle perdite, ma il guru dei guru decano dei mercati che pochi giorni fa, come sua abitudine, sui forti cali aveva già cominciato a comprare pensando a una semplice correzione, senza immaginare quello che sarebbe accaduto dopo. Tra i giganti dell’investimento non è l’unico ad avere sottovalutato la situazione e ad essere entrato in uno stato di emotività, c’è anche Ray Dalio, fondatore e proprietario di Bridgewater, il più grande hedge fund al mondo, che negli ultimi mesi ha continuato a cambiare opinione, la prima volta nell’autunno dello scorso anno espresse tutta la sua preoccupazione sugli eccessi del rialzo allora in corso prevedendo un rischio per l’economia tanto che alcune indiscrezioni di stampa internazionale gli attribuirono l’apertura di una grande posizione al ribasso su tutte le borse mondali, operazione da lui smentita. La seconda, a Davos, scoraggiato e rassegnato al mega rialzo recitò un mea culpa per le magre performance del suo fondo accompagnandolo con lo slogan “chash is trash”, suggerì di comprare azioni al primo ribasso. Ora, notizia di giovedì scorso, ha dichiarato di aver costruito una nuova posizione al ribasso contro tutto l’equity europeo e soprattutto contro Francia, Germania e Olanda.

La scorsa settimana non è successo nulla di buono: proprio in coincidenza del compleanno del Toro, ben undici anni di mercato al rialzo, uno dei cicli più lunghi della storia cominciato il 9 marzo del 2009, le borse mondiali hanno segnato ribassi vicini alle due cifre con Piazza Affari che è arrivata a perdere l’11,17%. Un bruttissimo regalo di compleanno. E non è stata l’unica brutta notizia perché proprio pochi giorni dopo, in concomitanza dell’ufficializzazione da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dello stato di pandemia, i mercati finanziari con i crolli a due cifre (Francoforte -12%, DowJones -10%, Milano addirittura -14,91%) ha certificato l’inizio di un mercato Orso.

Sono cali pesanti perché avvenuti in un ristretto periodo di tempo, ma storicamente sono dei ribassi ancora sotto la media. Tralasciando il 1929, i casi più eclatanti nella storia sono quelli del 1987 e del 2008/2009, ribassi simili nella sostanza ma ben diversi nei contenuti. Nel 1987 il calo cominciato con il Black Monday toccò il suo fondo nel dicembre dello stesso anno con un calo dell’indice S&P500 del 34% circa, è stato un mercato Orso ma è stato breve perché non c’è stata la recessione. Nel 2008/2009 l’indice S&P500 ha subito un ribasso del 56% in un arco di tempo più lungo perché c’è stata una forte recessione globale con l’aggiunta di una crisi finanziaria. In quale dei due casi potremmo trovarci ora? Nel giorno più buio, giovedì 12 marzo, con una sequenza di cali impressionante: FtseMib -16,62%, Francoforte -12,24%, Dow Jones -9,99%, Nasdaq -9,43%, l’indice S&P500 rispetto ai massimi di Febbraio ha toccato un calo del 26,7%, la buona notizia è che secondo il rapporto prezzo/utili, multiplo di valutazione di quanto sono sopravvalutate o sottovalutate le azioni, che dopo aver raggiunto quota 19, numeri “estremi”, si è ridotto a un più ragionevole 14. In momenti di normalità è come se il mercato si fosse disintossicato dopo una forte indigestione e si fosse depurato da tutte le tossine che causano gli eccessi. Questa è una buona notizia perché riporta le borse a una situazione di equilibrio valutativo. La preoccupazione è che la correzione non sia terminata su questi livelli perché ormai secondo tutti i maggiori centri di analisi, la recessione economica globale è un evento conclamato. Sarà come nel 1987? Nel 2008? Oppure andrà oltre? Molto dipenderà dalle contromisure che verranno prese sia dalla politica monetaria sia dalla politica fiscale.

A livello di Banche Centrali, le reazioni sono state immediatamente prese con indifferenza dagli investitori. La Fed per prima è entrata in campo con un taglio secco a sorpresa di mezzo punto e con nuove iniezioni di liquidità pari a 500 mld di dollari. La Banca d’Inghilterra anch’essa con un taglio di mezzo punto e promettendo nuovi supporti finanziari. Ma quella che più ha fatto discutere generando una bocciatura corale è stata la decisione della BCE ed in particolare nelle parole del Presidente Lagarde, che ha promesso stimoli usando però termini non adeguati alla straordinarietà della fase congiunturale. Una comunicazione probabilmente sbagliata ma è anche vero che il pessimismo e l’emotività del momento hanno offuscato il valore delle promesse contenute nel messaggio. Il giorno successivo la BCE attraverso una lettera è intervenuta per chiarire di essere pronta a sostenere con ogni mezzo l’attuale momento di difficoltà però a rileggere il messaggio originale si può trovare una sottile strategia che porta a un notevole salto di qualità: la Lagarde non solo promette di continuare a sostenere attraverso gli stimoli di politica monetaria le attività finanziarie ma mette finalmente la politica europea davanti alle sue responsabilità cioè aprire i portafogli spendere per investimenti e una volta usciti dall’emergenza sanitaria, essere pronti a cancellare la recessione in pochi trimestri. Non era forse quello che chiedevamo anche ai tempi di Mario Draghi? Non deve essere più la BCE a pronunciare la fatidica frase “whatever it takes”, questa volta tocca alla Von Der Leyen. Una mossa che sembra essere stata immediatamente recepita dalle principali cariche europee e mondiali. La Merkel ha annunciato un mega piano di finanziamento per le aziende tedesche fino a 550 mld di euro volto ad assicurare la sopravvivenza di aziende e lavoratori. Il ministro delle finanze Olaf Scholz ha detto che le Germania è pronta ad assumersi ulteriori debiti e prenderà in considerazione uno stimolo fiscale ancor più vigoroso se la situazione peggiorerà. Il bazooka ora è in mano alla politica fiscale, sembra un miracolo ricordando pochi anni fa quando l’austerity era un dogma irremovibile. Alla Germania si sono uniti subito gli USA di Trump che dopo aver dichiarato lo stato di emergenza hanno iniettato 50 mld in finanziamenti governativi, ma sono solo spiccioli rispetto al loro potenziale di spesa.

La politica fiscale si sta preparando al peggio e per questo sebbene ci sia un passaggio di testimone le banche centrali non faranno da spettatori. Oltre agli interventi che abbiamo detto, ci sono già stati i sostegni della Banca Popolare cinese a febbraio e quelli della Banca Centrale giapponese tradizionalmente all’avanguardia, otre alle consuete operazioni di stampaggio monetario ha già intrapreso la via innovativa di acquisto di indici di borsa tramite l’utilizzo degli strumenti ETF. Siamo arrivati a trasformare in realtà la fantasia dell’elicottero che getta i soldi dal cielo? A Hong Kong in piena crisi da coronavirus, hanno già stanziato l’equivalente di 1168 euro a persona per i residenti da più di 18 anni. È una sequenza di stimoli impressionante che una volta passato il panico da emotività ci renderemo conto sommandole, di quali e quante siano le forze messe in campo. Questo ci differenzia dalla crisi del 2008 quando si attese il fallimento di Lheman Brothers prima di agire con terapia intensiva. E non è finita qui.

"Questa è una vera e propria operazione di risposta alle crisi, intesa a chiarire in modo palese che la Fed non permetterà che la liquidità si prosciughi", ha dichiarato Ian Shepherdson, capo economista di Pantheon Macroeconomics, commentando le ultime mosse della Fed prevedendo addirittura la riattivazione del Quantitative Easing, il numero 4. Una previsione che si immediatamente materializzata con un intervento eccezionale della Fed nella serata di domenica 15 Marzo, con un taglio netto ai tassi di 1% riportandoli nella fascia 0 – 0,25% e con un nuovo programma di acquisto di titoli di stato per 700 miliardi di dollari, ovvero il QE4. Stimoli che sono stati seguiti nelle ore successive da nuovi interventi della Banca Centrale giapponese con nuove iniezioni di liquidità, in particolare il raddoppio di acquisti in fondi azionari negoziati in borsa a seguito della caduta dell’indice Nikkei. Olivier Blanchard più di un anno fa, in tempi non sospetti, disse che la prossima crisi avrebbe permesso alla Fed di fare un salto di qualità acquistando direttamente azioni e “cose”. Anche in caso di peggioramento gli anticorpi sono pronti a correre in soccorso del paziente malato. Nel 1987, dopo il Black Monday, Alan Greenspan fresco di nomina a governatore della Fed disse che la Banca Centrale americana era pronta a garantire la liquidità necessaria a sostenere il sistema ecnomico e finanziario. Di lì a poche settimane il mercato invertì la tendenza ribassista riprendendo il suo storico ciclo al rialzo. Buffett non si fece scappare l’occasione perché è nei momenti di maggior calo che si creano le migliori opportunità di acquisto, l’importante è diversificare e investire per il lungo termine.


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