Basiglio, 13 luglio 2017

L'opinione di Mediolanum

Come le Colonne d’Ercole per gli antichi Greci

Per dirla con Ennio Doris “un sub può immergersi a 10 metri per un minuto poi risale e riesce a immergersi per un altro minuto, ma se resta anche solo a 3 metri di profondità per 3, 4, 5 minuti, sono guai. Con il Pil è lo stesso, fatti i debiti distinguo”(*).

Se facciamo partire la nostra analisi dal 2008 vediamo che l’Italia è arrivata all’impatto con la crisi mondiale con un atteggiamento meno “sbarazzino” rispetto ad altri importanti Paesi, questo perché le nostre banche si erano ben guardate dal cedere alle lusinghe dei giochi pericolosi con i derivati per i quali la finanza internazionale sembrava avere irresponsabilmente perso la testa. Ma sobrietà e oculatezza negli investimenti, che erano il punto di forza delle nostre banche, si sono trasformate piano piano nello scotto da pagare a causa del lungo periodo di recessione, estenuante per la durata più che per profondità.

Questo è in sintesi quello che è successo all’Italia: i lunghi trimestri all’insegna dello “zero virgola” con il segno meno davanti sono stati l’onda anomala che ha travolto le imprese italiane. Imprese che operando in un sistema “bancocentrico” come quello italiano, cioè che ha nelle banche l’unico canale di finanziamento, hanno creato un debito di ossigeno generale.

Mentre per le banche internazionali, soprattutto USA e Germania, sono stati i derivati e i titoli tossici la causa della crisi finanziaria, per le nostre sono stati gli NPL, i Non Performing Loans, cioè i crediti inesigibili.

Inoltre, mentre i governi degli altri stati, dalla Germania alla Francia al Regno Unito, tamponavano le falle del proprio sistema con corpose iniezioni di capitale, noi non lo abbiamo fatto, nonostante le difficoltà economiche generali di tutto il nostro sistema-paese. A questo scenario si aggiunga anche che l’introduzione del “bail-in” ha avuto un effetto negativo non solo per le banche in difficoltà, ma anche per tutto il sistema bancario in quanto ha scatenato un sentimento generalizzato di sfiducia laddove invece è proprio la fiducia il capitale essenziale su cui si basa il rapporto tra risparmiatore e banca.

Il primo semestre del 2017 è stato per tutti noi come le Colonne d’Ercole per gli antichi Greci: siamo entrati in un territorio nuovo, c’è bisogno di tempo e di attenzione per prendere le misure.

Siamo entrati in un territorio nuovo non solo nel rapporto tra il risparmiatore e le banche, ma anche nel rapporto tra l’imprenditore e l’accesso ai finanziamenti.

Se fino ad ora l’80 % dei finanziamenti in Italia derivava dalle banche, con l’introduzione dei PIR, i Piani Individuali di Risparmio, oggi ogni singolo cittadino, risparmiatore, può contribuire a finanziare la crescita delle nostre imprese traendone oltretutto anche un bel vantaggio grazie alla loro completa defiscalizzazione.

 

Mercati

Azionario

Esiste un mondo perfetto? Con il sostegno importante delle Banche Centrali, gli operatori sono riusciti a creare un ecosistema finanziario dove tutto sale e tutto è positivo, azioni ed obbligazioni vanno a braccetto al rialzo, permettendo a chi punta alla crescita di vincere e guadagnare. Ma un sistema di questo tipo è un’eccezione nella storia, è un mondo artefatto, creato in laboratorio per iniettare nelle persone quell’“animal spirit”, quello spirito imprenditoriale che di fiducia si nutre, per ritornare a spingere attraverso gli investimenti l’economia dell’intero pianeta. Azioni e obbligazioni che salgono a braccetto sono il “mondo perfetto” del pianeta finanziario, una situazione che, se temporanea, può creare i benefici e la spinta decisiva a rimettere in moto il sistema, ma che se protratto nel tempo rischia di creare vizi e danni, perché se è vero che il rialzo e l’esuberanza delle azioni sono il buon auspicio della situazione economica e delle singole società, se non addirittura che il ciclo va a gonfie vele, viceversa il rialzo delle obbligazioni, con conseguente ribasso dei tassi d’interesse, sono la spia che in economia qualcosa non va, o peggio che qualcosa non funziona nel credito o nella politica monetaria delle Banche Centrali.

Si evince da questi elementi che è un bene per tutti che l’incantesimo del “mondo perfetto” presto venga rotto, permettendo così il ritorno alla “normalità” della crescita, composta da azioni in crescita da una parte e dall’altra rendimenti in salita (prezzi delle obbligazioni in discesa), riportando l’equilibrio, specie in casi eccezionali come questo dove i tassi d’interesse sono rimasti schiacciati intorno allo zero per troppo tempo.

Ma nemmeno Borse in costante e perenne salita, altro tassello che compone il puzzle del “mondo perfetto”, sono una cosa naturale e salutare per il ciclo economico e degli investimenti. Prima di tutto perché se le Borse salissero sempre permettendo solo guadagni, faremmo tutti questo mestiere e non ci sarebbe spazio per le altre “arti”, ma più importante ancora, il crollo degli indici di volatilità rischia di creare un ammanco nei ricavi delle banche.

Se l’assenza della volatilità è un veleno per i conti degli istituti finanziari, lo è anche per i risparmiatori, soprattutto per quelli che fino a oggi sono rimasti prudenti o solo spettatori di questo lungo e interminabile rialzo, perché se mai le quotazioni degli indici mondiali correggono, creando quegli alti e bassi, gli scossoni che portano la volatilità, mai si potranno creare interessanti occasioni di acquisto.

Ben venga la volatilità, elemento basilare per gli investimenti che viene invocato per trovare nuove occasioni a prezzi più ragionevoli e vantaggiosi.

Volatilità, attenzione, che non è come erroneamente molti ritengono sinonimo di rischio, il rischio è una variabile sempre da evitare perché spesso va a braccetto con la perdita, non tutti i prodotti che scendono sono un’occasione. È qui la discriminante: la volatilità crea l’oscillazione che porta l’occasione.

Per questo è nata la diversificazione, l’antidoto che permette in ogni momento di sterilizzare il rischio. Gli imprevisti sono parte integrante degli investimenti, soprattutto in campo azionario, per questo è bene premunirsi con un’appropriata diversificazione perché se è vero che qualche impresa o titolo o stato possono anche fallire è altrettanto vero che il mondo sarà sempre in piedi con nuove aziende che crescono e titoli che salgono. Non sarà un mondo perfetto, ma sicuramente un mondo sempre ricco di occasioni e di possibilità di guadagno.


Obbligazionario

"Le forze deflazionistiche hanno lasciato il posto a quelle inflazionistiche". Come con "whatever it takes" pronunciate nel Luglio del 2012, anche queste parole del governatore Mario Draghi, parte di un intervento di Martedì 27 Giugno scorso, hanno fatto molto rumore sui mercati. Rumore che può essere tradotto come una forte oscillazione su un mercato obbligazionario da fin troppo tempo cristallizzato su tassi rasoterra. Gli operatori hanno subito pensato al “tapering”, manovra delle Banche Centrali volta a ritirare gli stimoli monetari, lo stampaggio di moneta, sin qui elargito generosamente al mercato. Un’apparente intempestività che ha portato all’immediato intervento chiarificatore del vicepresidente Vitor Constancio e di altri membri del consiglio della BCE, riuniti in Portogallo per l’annuale forum, che hanno stemperato la reazione eccessivamente spaventata dei mercati.

L’inflazione che torna è sicuramente un bene, è positiva per l’economia: i prezzi in crescita sono il segnale che i consumi accelerano. È positiva per il debito dello stato: a maggiore inflazione corrisponde un debito che pesa sempre meno sul bilancio. Ed è positiva anche per i conti delle aziende: maggiore inflazione equivale a vendere a prezzi più alti, aumentando così i ricavi a bilancio.

Un’inflazione che sale accompagnata da un’economia vivace significano anche una maggiore possibilità di azione per le Banche Centrali, che hanno finalmente mano libera per aumentare i tassi, potendo così rifornire il granaio per affrontare le future difficoltà. A ogni espansione inevitabilmente segue una grande o piccola recessione.

Le Banche Centrali sono come i mazzieri dei tavoli da gioco, sono loro a distribuire le carte e a controllare la partita. E’ dunque facile immaginare che in un quadro così delicato, saranno molto caute nella politica di risalita di tassi, calibrando ogni mossa con il bilancino.




"Non c'è spina senza rosa"

La Mortgage Lenders Network Usa, società finanziaria operante nel settore dei mutui subprime, dichiarò bancarotta nel Febbraio del 2007. La seguiranno Home Mortgage, New Century Financial Corporation e Countrywide Finanzial di Mozilo. In principio questa crisi sembrò arginabile essendo coinvolto un numero ristretto di mutuatari, i “subprime” cioè i sottoscrittori di mutui con bassa garanzia, persone senza stabilità lavorativa, o con basso reddito. Ma non si era tenuto conto del legame che oramai si era creato tra tutte queste finanziarie, le banche, e i titoli derivati che erano stati costruiti sia con i mutui ad alta garanzia sia con quelli a bassa garanzia. La speculazione era riuscita a trasformare la casa, il bene sicuro per eccellenza anche per gli americani, alla stregua di un titolo azionario da comprare e vendere nel minor tempo possibile traendone ovviamente un profitto. La crisi stava iniziando e i suoi effetti abbiamo imparato a conoscerli a partire dal 2008.

Con una conferenza stampa al Macworld Conference & Expo in California, il 9 Gennaio dello stesso 2007, Steve Jobs presenta il primo iPhone che verrà lanciato ufficialmente nel mercato statunitense solo dopo qualche mese, in Giugno.

Nei progetti di Steve Jobs questo telefono, evoluto tanto da essere considerato un computer tascabile, doveva permettere agli utenti anche di ascoltare musica, sostituendosi così all’altra invenzione della casa, l’iPod. L’iPhone introdusse un’altra novità che ha cambiato il nostro stile di vita nonché molti paradigmi dei nostri figli: ha sostituito i tasti con un touch-screen.

Un’innovazione che ha permesso al titolo Apple quotato sia al Nasdaq sia sul Dow Jones, una rivalutazione di borsa del 730%, in 10 anni, e questo nonostante la grande crisi del 2007/2008.

Il 2007 è dunque l’anno che segna l’inizio della fine di un mondo e del suo modo di fare finanza, ma è anche l’anno delle grandi innovazioni che segneranno il cambiamento del nostro stile di vita e di lavoro.

La differenza per il risparmiatore risiede nella scelta: dare credito alle news negative che ovviamente conquistano la ribalta della cronaca ma che inducono a vedere pericoli di ogni tipo con inevitabile freno agli investimenti, oppure avere fiducia e consapevolezza, anche nei momenti di maggiore difficoltà, nell’economia e nell’impresa che riescono sempre a creare nuove grandi opportunità per gli uomini e per gli investimenti, e i cui risultati si vedono nel lungo termine. Apple è il simbolo di questa filosofia.




(*) La Verità, 4 Maggio 2017

AVVERTENZA LEGALE: questo è un foglio di informazione aziendale con finalità promozionali che riflette le analisi, effettuate da Banca Mediolanum, sulla base dell’attuale andamento dei mercati finanziari il cui contenuto non rappresenta una forma di consulenza nè un suggerimento per gli investimenti.
NOTA DI REDAZIONE : gli argomenti, le immagini e i grafici sono frutto di elaborazione interna.

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