Infortuni e salute, proteggersi con una polizza assicurativa



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Per gli italiani la solidarietà familiare e quella istituzionale del welfare state hanno sempre rappresentato le principali ancore di salvezza in caso di pericolo. Ma in futuro sarà ancora così? I trend non sono favorevoli.


Italiani, popolo di grandi risparmiatori: una peculiarità del nostro Paese è che – nonostante l’incertezza economica e occupazionale – mantiene una buona salute finanziaria. Il motivo? Un elevato livello di ricchezza liquida detenuta dai nostri concittadini. La diffusione di lavori part-time, le incertezze legate al futuro del nostro sistema pensionistico e un welfare statale non sempre presente costituiscono una potenziale minaccia per il patrimonio degli italiani, che ha da sempre però rappresentato anche una funzione assicurativa contro gli imprevisti della vita.
Ma è ancora possibile proteggersi dagli imprevisti solo attingendo al risparmio o all’aiuto dei familiari?

La società è cambiata: nuclei più piccoli e meno risparmi
A fronteggiare i rischi ci sono sempre stati i risparmi e il denaro accantonato, tanto nelle famiglie quanto nelle imprese. Infatti, per gli italiani la solidarietà familiare e quella istituzionale del welfare state hanno sempre rappresentato le ancore di salvezza in caso di pericolo.
I trend però non sono favorevoli. La società italiana è composta da nuclei familiari sempre più piccoli (il 31,1% delle famiglie è composto da una sola persona)1 e di conseguenza si è sempre più soli ad affrontare gli imprevisti. E lo Stato? La spesa pensionistica e quella per la salute sembrano essere destinate a salire di pari passo con l’allungamento della vita media e probabilmente le finanze pubbliche non saranno in grado di garantire un adeguato sostegno economico ai cittadini . Secondo l’Istat, in Italia l’aspettativa di vita “in buona salute” alla nascita è di 58,5 anni2. Significa che generalmente dopo i 58 anni è più probabile che emergano problemi di salute che richiederanno cure e visite specialistiche, non necessariamente coperte però dalla spesa pubblica. Il futuro non è così remoto: già l’anno scorso il 46% degli italiani ha rinunciato a cure professionali per motivi finanziari3.


La capacità del sistema previdenziale si sta indebolendo
La crescita della popolazione anziana e la maggiore durata della vita tenderanno a sovraccaricare di nuovi costi lo Stato italiano, già impegnato nell’erogazione delle pensioni e nel contrasto della disoccupazione e della povertà. Ma anche i costi per i privati cominciano a essere elevati: si stima che solo nel 2018 siano stati spesi circa 9 miliardi di euro per l’assunzione di badanti e circa 5 miliardi per il pagamento di rette alle strutture che ospitano persone non autosufficienti. Questo importo potrebbe raddoppiare entro il 2050. Verso il 2050, potrebbero inoltre essere circa 2,2 milioni gli anziani che si troveranno in difficoltà economica per non aver assicurato il rischio di perdita dell’autonomia nell’età anziana (un rischio che statisticamente tocca il 12% tra gli anziani oltre i 65 anni ed è del 17,5% passati i 75 anni). Per farvi capire, tale rischio è circa mille volte maggiore del rischio di essere rapinati in casa4.



Gli italiani pagano di tasca propria
Quando la capacità previdenziale ed assistenziale di uno Stato si indebolisce aumenta il costo sostenuto dai cittadini di tasca propria per curarsi. Solo negli ultimi 5 anni è aumentata del 10%: da circa 36 miliardi di euro annui a quasi 40 miliardi. Dalle cure dentistiche passando per visite dermatologiche ed ecografie più di 7 italiani su 10 ogni anno pagano di tasca propria almeno una prestazione sanitaria. Basta pensare che nel 2018, 19,6 milioni di italiani hanno provato a prenotare un servizio attraverso il Sistema Sanitario Nazionale, ma, a causa dei lunghi tempi d’attesa, si sono avvalsi di cure private, a pagamento.
E se questo trend continuerà, la Corte dei Conti stima che già nel 2025 la spesa sanitaria privata aumenterà di ulteriori 20 miliardi, arrivando a quota 60.
A fronte di questa crescita come sopperire all’aumento dei costi sanitari privati? Tramite la “Sanità Integrativa” oppure tramite la “Sanità di tasca propria” (c.d. Out of the Pocket – OoP), ossia pagata con i propri risparmi?  Il grafico sulla destra, tratto dall’aggiornamento del VIII Rapporto Rbm – Censis evidenzia il costo medio della spesa Out of Pocket, che risulta di € 654,89, ridotta grazie ai benefici fiscali di cui si giova (€124,43), a €530,46.
Tale spesa, se invece fosse intermediata da polizze sanitarie integrative sarebbe stata ampiamente ammortizzata dai benefici. Una bella differenza.



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1) Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani, Einaudi 2018
2) Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani, Einaudi 2018 su dati Istat 2018
3) Ibidem
4) Ibidem